lunedì 9 gennaio 2017

Shannara seconda parte

A parte il mezzo passo falso del prequel (“Il primo re di Shannara”), che comunque a molti è piaciuto, i primi romanzi della saga hanno avuto successo (e, aggiungo io, sono anche più che discreti), quindi si continua. E così Brooks inizia a scrivere ciò che è accaduto dopo al Ciclo degli eredi di Shannara.
In realtà dal 1997 al 1999 ha scritto anche una trilogia di genere fantasy urbano che si svolge ai giorni nostri e che solo più avanti collegherà a Shannara, ma ne parleremo nella terza parte, ossia in quei romanzi dedicati ciò che è avvenuto prima.
Brooks, per scrivere il suo primo romanzo si è, diciamo così, “ispirato” al Signore degli Anelli di Tolkien, trilogia che ha un finale che più finale non si può. Il male viene definitivamente sconfitto e buonanotte a tutti. Nella saga di Shannara non c’è la personificazione del male, l’antagonista supremo, per cui in teoria si può proseguire in eterno (e Brooks si sta già fragando le mani…).

Il nostro autore ha un’idea: dato che il suo mondo ultrafantasy è ambientato nel lontano futuro del nostro mondo reale, perché non unire il fantasy alla fantascienza? Perché non far muovere i soliti personaggi in un ambito fantascientifico, magari postapocalittico? L’idea è buona ed è stata sviluppata su tre romanzi scritti dal 2000 al 2002, che vanno a costituire una trilogia, “Il viaggio della Jerle Shannara”, composta da “La Strega di Ilse”, “Il labirinto”, “L’ultima magia”.
Brooks ha iniziato a scrivere praticamente un romanzo l’anno e le buone idee hanno finito per perdersi in uno sviluppo troppo debole. Gli abitanti delle quattro terre hanno sviluppato una nuova tecnologia (che Brooks prova anche a spiegare con qualche supercazzola) che permette di costruire navi volanti. Grazie a queste, il solito gruppetto di eroi improvvisati e riluttanti (fra cui gli eredi delle ormai immancabili famiglie Ohmsoford, Leah ed Elessedil), guidato dal Walker Boh conosciuto nei romanzi precedenti, arriva in un nuovo continente, dove dovrà affrontare supercomputer impazziti, robot e raggi laser.
La scrittura di Brooks è semplice (e si è semplificata negli anni) ed efficace, ma la trilogia non rende. I personaggi ricordano troppo quelli già letti, a parte Truls Rohk che è ben riuscito e l’ambientazione non convince fino in fondo.
Le vendite però non devono essere andate male, dato che ormai c’è uno zoccolo duro lettori che comprano qualsiasi libro esca legato alla saga, ma non sono mancate le critiche. E allora Brooks scrive, senza fermarsi, dal 2003 al 2005, una nuova trilogia: “Il druido supremo di Shannara”, composta da “Jarka Ruus”, “Tanequil” e “La regina degli Straken”. Anche questa volta l’idea di partenza è ottima: cosa c’è al di là del Divieto? Cosa accadrebbe a un umano se venisse inviato oltre il Divieto in mezzo ai demoni? E se questo umano fosse qualcuno dotato di magia, che è stato malvagio, ma è diventato buono e che per sopravvivere fosse obbligato a risvegliare il suo lato oscuro?
Da queste ottime idee parte una trama il cui sviluppo è solo un abbozzo (questa volta non c’è il solito Leah, ma non mancano i soliti Ohmsford), con alcuni personaggi dalle ottime potenzialità che non vengono sviluppati, personaggi la cui trama viene troncata senza motivo (come Tael Riverine, il capo supremo dei demoni, la cui trama finisce nel nulla), vicende buttate lì a caso ed elementi copiati dai vecchi romanzi (ragazze che si devono trasformare in alberi, la magia che chiede un sacrificio, demoni camaleontici che scorrazzano nelle quattro terre, ecc. Tutte idee valide, ma già lette nei primi romanzi. E ciò da cui ci si poteva aspettare di più, il Divieto, non rende come avrebbe dovuto. Peccato, perché la parti che si svolgono nel Divieto sono quelle che contengono le idee migliori.
Dal 2013 al 2015 Brooks ha scritto una nuova trilogia, “Gli oscuri segreti di Shannara” e nel 2015 ne ha iniziata un’altra che quest’anno è arrivata al secondo volume, “I difensori di Shannara”. Ma quando, leggendo le sinossi, ho visto che si parlava della ricerca delle pietre magiche, di intrighi fra duridi, di elfi che avevano abbandonato le quattro terre, di gente imprigionata nel Divieto e dell’Eterea che sta morendo, ho lasciato perdere.
Va bene ispirarsi e citare. Ma quando un autore inizia a copiare se stesso…


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