domenica 5 febbraio 2017

Veloce come il vento

Non ho memoria di aver visto molti film che trattino il tema delle corse automobilistiche, men che meno italiani. Se devo essere sincero non riuscirei nemmeno a fare un elenco di titoli dedicati all'argomento. L'unico che mi viene in mente, così su due piedi, è l'ottimo Rush. Mi scuseranno gli amanti dei film sportivi, ma la mia conoscenza finisce qui.
Però Veloce come il vento mi ha attirato fin da subito. Sarà quella faccia tossica da schiaffi di Accorsi, sarà la spontaneità delle De Angelis, ma qualcosa mi diceva che questa pellicola mi sarebbe piaciuta. E le attese non sono state deluse.
Andiamo alla trama, arcinota.
Siamo a Imola. Giulia De Martino ha 17 anni e gareggia nel Campionato Italiano GT, che sta per Gran Turismo, per gli ignoranti come me.
Della scalcagnata scuderia, costituita da Giulia, dall'anziano meccanico Tonino e da pochissimi altri, si occupa il padre, che su Giulia ha investito tutto. Anche la propria casa! Solo che durante una delle prime gare il padre muore di infarto, lasciando Giulia con l'obbligo di vincere il campionato, altrimenti perderà tutto. E perderà anche il fratello minore Nico, dato che, essendo la ragazza minorenne, non le può essere affidato. E la madre? Non ho ben capito, ma se n'è andata.
Al funerale arriva Loris, fratello maggiore di Giulia, che un tempo era un pilota di talento, soprannominato "Il Ballerino" per la guida spericolata, ma ora è un tossico sbandato che vive in una ruolotte insieme alla sua compagna Annarella, tossica pure lei. Loris e Annarella, contro il volere di Giulia, vorrebbero trasferirsi nella casa del padre e la giovane pilota è costretta ad accettare per non perdere Nico il quale, sostanzialmente viene affidato a Loris.
Loris accompagna Giulia e Tonino alla prima corsa dopo la morte del padre come aiutante, ma ben presto la ragazza capisce che il fratello, per quanto sia un personaggio inaffidabile, è l'unico che la può veramente aiutare e migliorarsi per tentare di vincere il campionato.
E qui inizia una storia di litigi, incomprensioni, scontri, ma anche incontri e la vera crescita del pilota Giulia.
Non è facile trovare film che si svolgono in Romagna e ancor meno sentire sul grande schermo qualcuno che parla in romagnolo, quindi già per questo, seppur siano pochissime frasi, da buon romagnolo Veloce come il vento mi esalta. Il tutto è impreziosito dall'accento che tanto mi è caro del riminese Tonino (Paolo Graziosi) e di Loris (anche se qui Accorsi mischia un po' di romagnolo col suo bolognese).
Ma a parte questi miei regionalismi, Veloce come il vento si rivela in film veramente ben fatto. Tutta g la pellicola è caratterizzata da una giusta tensione, che non presenta cali e regge per le due ore. Così come tutte le scene, dagli spezzoni di corsa nei circuiti, ai dialoghi, agli allenamenti di Giulia, a Loris e Annarella che si fanno in continuazione, compresi anche gli improbabili inseguimenti all'interno delle strade di Imola, non mancano mai gli obiettivi e risultano credibili e ben fatte.
Quindi Veloce come il vento è un film italiano insolito, per essere italiano (ultimamente ne stanno uscendo parecchi. Che stia arrivando una nuova stagione del cinema italiano?), che ha il pregio di essere costruito su una storia, peraltro ben sceneggiata, che regge, sorretta da un buon montaggio.
Due parole sugli attori.
Tutto il film si basa sui personaggi di Accorsi e della De Angelis, con tutti gli altri che non solo non sfigurano, ma interpretano bene la loro parte, pur rimanendo personaggi di contorno.
Trovo Accorsi come sempre un po' troppo impostato. Le sue battute sono fin troppo recitate, però devo dire che, come per tutti i suoi personaggi, la sua fisicità rende alla grande.
Matilda De Angelis, invece non la conoscevo e l'ho trovata perfettamente nella parte, anche se forse qualche sbavatura c'è stata. Ma è giovane e come primo film non è male.

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