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sabato 11 maggio 2019

The butterfly effect

In un qualsiasi sistema, l'effetto farfalla è quel fenomeno per cui una piccola variazione delle condizioni iniziali può generare a lungo termine anche alterazioni enormi. Il primo a occuparsene fu Edward Lorenz nel 1962. Per la verità egli inizialmente affermò che un singolo battito di ali di un gabbiano sarebbe stato in grado di cambiare il clima per sempre. Solo successivamente sostituì il gabbiano con una farfalla. Altrimenti questa pellicola si sarebbe chiamata The seagull effect, l'effetto gabbiano...
Comunque l'effetto farfalla ha avuto nel tempo una certa eco e ha ispirato gli esordienti o quasi Eric Bress e J. Mackye Gruber a sceneggiare e dirigere questa pellicola.
La trama in breve e senza spoiler, che tanto poi gli spoiler li metto dopo, ma prima avviso.
Il protagonista è Evan, che è stato cresciuto solamente dalla madre, in quanto il padre era rinchiuso in un manicomio.
Evan ha iniziato a manifestare all'età di 7 anni le prime crisi, con le prime improvvise perdite di memoria. Come se non bastasse la sua infanzia e la sua adolescenza, comprese quelle dei suoi tre amici, Kayleigh, della quale è da sempre innamorato, il fratello Tommy e Lenny, sono un condensato di sfighe e traumi, abusi compresi.
In un qualche modo comunque Evan ne esce e lo rivediamo a vent'anni, all'università, quando ormai sembra aver superato il problema delle amnesie. È qui che quasi per caso si ritrova a leggere un diario dell'infanzia. Lo psichiatra del padre gli aveva consigliato, infatti, di iniziare a tenere un diario, per contrastare il suo problema. Leggendo un racconto di una delle amnesie del passato, Evan ha come l'impressione di riviverla. Lo shock di questa cosa lo porta nel passato a bruciarsi con una sigaretta. Bruciatura che in passato inizialmente non si era fatto, ma che si ritrova addosso. È così che scopre di avere un incredibile potere: rileggendo i suoi diari, Evan può cambiare ciò che è già avvenuto.
E se hai un passato di merda e scopri di poterlo cambiare, la tentazione è forte.
Il problema è quello stramaledetto effetto farfalla, perché qualsiasi cambiamento porta a delle variazioni anche enormi alla linea temporale.
La prima parte del film, anche piuttosto lunga, ha lo scopo di farci conoscere Evan e i suoi amici e farci capire perché Evan non potrà fare a meno di tentare di cambiare il passato.
Si passa poi al primo cambiamento e alla generazione della prima realtà alternativa, dove tutto sembra essere perfetto. Bello questo potere, se ti permette di crearti la vita che vuoi.
Solo che Evan è maledetto dal destino e le cose finiranno ugualmente male.
E allora Evan continuerà a fare dei cambiamenti, finendo in nuove realtà alternative, ma ogni volta le cose non andranno mai come lui desidera e la situazione ogni volta si rivelerà drammatica.
Il giochino nel complesso funziona, al netto di una serie di luoghi comuni che alla lunga diventano un po troppi, malgrado i creatori della trama e registi siano più o meno degli esordienti.

Da qui ci sono degli spoiler, occhio.

La pellicola contiene anche un palese errore, una trama morta e una trama fasulla.
L'errore è nel carcere, dove Evan finisce per aver ucciso Tommy in una delle realtà alternative. Qui cerca la protezione del suo compagno di cella, un fervente cattolico. Per farlo gli dice che è un prescelto dal Signore e per dimostrarlo va nel passato ferendosi alle mani, in modo da avere una sorta di stigmate che compaiono nel presente. Peccato che tutte le altre volte il gioco funzioni diversamente. Lasciamo stare il fatto che il cambiamento avrebbe potuto portare a variazioni ben più rilevanti, ferendosi nel passato ha creato una nuova linea temporale in cui le stigmate le aveva anche quando è entrato in prigione, non compaiono all'improvviso! Per fortuna c'è la sospensione dell'incredulità e mi sono accorto dell'errore solo ripensando al film.
Poi c'è la trama morta.
Ogni volta che Evan cambia il passato, crea una nuova linea temporale e in pochi istanti il suo cervello memorizza quello che è accaduto in dieci e più anni. Ogni volta Evan perde abbondante sangue dal naso, sta male e riporta presumibilmente dei danni cerebrali. Peccato che questa cosa non porti a nulla, perché Evan continua, senza farsi troppi problemi, a cambiare il passato.
C'è infine la trama fasulla. Che forse sono addirittura due. Da bambino quando Evan a scuola deve disegnare cosa farà da grande, fa un disegno di un omicidio. Un disegno fra l'altro molto più complesso di quello che potrebbe fare un bambino. Successivamente la madre lo trova in cucina con un coltello in mano in una delle sue crisi. Tutto questo fa pensare a una possibile evoluzione del film.
Peccato che Evan non sia e non voglia essere un maniaco omicida, quindi queste scene alla fin fine non hanno alcun significato, se non portare lo spettatore, nella prima parte del film, verso una direzione sbagliata. Oltretutto a un certo punto sembra che sia lo stesso Evan del futuro a causare le amnesie e gli strani comportamenti del passato, soprattutto l'episodio del coltello. Peccato che ciò sia impossibile, perché se passato, presente e futuro sono già scritti (il Principio di autoconsistenza di Novikov, già più volte citato su questo blog), allora diventerebbe impossibile per Evan creare ogni volta una differente linea temporale!
Insomma, The butterfly effect è un film largamente imperfetto, ma che nel complesso sfrutta una buona idea che funziona ottimamente.
Un espediente quasi identico viene utilizzato anche nel più recente Questione di tempo, con la differenza che la pellicola di Richard Curtis, con Domhnall Glesson e Rachel McAdams vira volontariamente verso la commedia intellettualoide, mentre The butterfly effect vuole essere un film drammatico strizzando un occhio al pubblico più giovane.
Per quanto riguarda gli attori, credo che Ashton Kutcher, famoso ai tempi per essere il toy boy di Demi Moore, con la sua monoespressione abbia dimostrato di non essere certo un eroe davanti alla macchina da presa. Coraggio, lo si diceva anche di Clint Eastwood...
Se la cava molto meglio Amy Smart, che qui vediamo interpretare in maniera efficace le varie versioni di se nelle realtà alternative che Evan crea.
Comunque eccolo qua.



I due registi, Bress e Gruber, hanno voluto giocare con le realtà alternative fino alla fine, producendo ben tre finali alternativi a quello che vediamo nella pellicola distribuita nei cinema e inseriti solamente nella versione in dvd. Uno è il classico lieto fine, uno è aperto e uno è il più triste possibile. I primi due, unitamente a quello della pellicola distribuita nei cinema, sono tre varianti dello stesso finale, mentre l'ultimo è un director's cut e quindi era presumibilmente il finale voluto dal regista. Evidentemente il produttore deve aver spinto per un finale più "morbido" e infatti quello scelto come finale ufficiale è, probabilmente, un compromesso fra con l'idea iniziale e col finale lieto e aperto.
Peccato che questo film abbia avuto due sequel di livello nettamente inferiore.

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