09 giugno 2026

Mangia prega abbaia


Calmi tutti! È una mezza cagata, lo so, non c'è bisogno che me lo ripetiate in coro.
Mi sono seduto davanti alla televisione e mi sono detto che per una volta volevo vedere qualcosa di veramente leggero e l'occhio mi è caduto subito su questo strampalato film tedesco.

Ci sono cinque personaggi che hanno dei problemi coi rispettivi cani e per correre ai ripari scelgono un corso accelerato presso una baita isolata nel Tirolo con guru celtico.
Chi sono questi soggetti?
Ursula (Alexandra Maria Lara), forse il personaggio sviluppato di più, una politica di livello nazionale che ha commesso l'errore di dire in televisione che odia i cani e quindi, per rifarsi l'immagine, ha preso un cane da un canile, ma non lo sa gestire. E si è iscritta in incognito.
Poi c'è Babs (Anna Herrmann), una ragazza incasinata e fragile con un grosso cane confusionario e troppo espansivo.
Helmut (Devid Striesow) e Ziggy (Doga Gürer), una coppia gay molto stereotipata, con un cagnolino che Ziggy tratta come una bambolina e che sembra odiare Helmut.
E infine Hakan (Kerim Waller), un tipo scorbutico, con un cane sempre arrabbiato al quale non toglie mai la museruola.
E poi c'è Nordon (Rúrik Gíslason), il guru celtico. Se qualcuno se lo ricorda, Gíslason era un giocatore di calcio islandese, diventato famoso per lo più per il suo aspetto fisico, che adesso si è dato al cinema.
Come si capisce fin da subito, i problemi non li hanno i cani, ma i padroni e i metodi non convenzionali di Nordon li faranno venire a galla e il bizzarro eremita (fotomodello) celtico farà più da psicologo agli umani che ai cani. E scopriremo che anche lui nasconde i suoi segreti.

Un po' alla volta impariamo a conoscere i vari personaggi, non solo quello di Ursula, attorno al quale gira un po' la trama, ma anche gli altri, quali sono i loro problemi e perché si comportano in un certo modo. E incredibilmente gli insegnamenti di Nordon, molto bizzarri e animistici (se lo guardate capirete perché) hanno effetto, anche se i risultati si vedranno solo alla fine.

Tutto questo è girato in un ambiente da sogno nelle alpi tirolesi che solo a guardarle mi viene voglia di essere là.

Nel film ci sono molte banalità e anche molti episodi molto telefonati che denotano una scrittura a tratti non troppo sofisticata. E in più l'ironia tedesca è un'ironia non facilissima da comprendere per un italiano. E' un'ironia che ti fa sorridere e a volte sembra un'ironia un po' infantile e banale, ma la risata sguaiata proprio non arriva. E' una questione culturale, ma se si vuole vedere una commedia tedesca occorre accettarla.

I personaggi funzionano. Come detto quello di Ursula è il più sviluppato e complesso, anche se ogni tanto ha dei comportamenti contraddittori non del tutto spiegabili. Anche la fragile Babs, seppur molto scontata regge. La coppia di omosessuali è gestita molto bene, nel senso che in tutta la pellicola la loro presenza non si rivela diversa da quella che sarebbe stata se si fosse trattato di un coppia eterosessuale, segno di una cinematografia più matura della nostra. La coppia in sé, come detto, è molto stereotipata, ma è quella che genera alcune delle scenette più divertenti, anche grazie all'assurdo personaggio di Ziggy. Quello che rimane più in ombra è Hakan, ma quello è anche il suo ruolo.
Nordon giganteggia, da un lato per l'aspetto fisico, dall'altro perché Rúrik Gíslason ha la dote della comicità abbastanza insita nel suo essere. Un po' come Chris Hemsworth, anche se nel caso dell'attore australiano siamo proprio a un altro livello.

Questa pellicola resta quello che è, senza troppe pretese e quindi da questo punto di vista è onesta. Certo, il regista Marco Petry, che è anche sceneggiatore e che prima di questa di pellicole ne aveva dirette parecchie, quindi non è alle prime armi, si limita a scegliere sempre le strade più semplici e non ci prova nemmeno a elevare almeno un minimo il suo film. Ma forse il suo obiettivo era proprio dirigere il tipo di pellicola che ha diretto. Poi non conosco le altre sue opere, per cui non so giudicare, magari questo è il suo stile.

Sì, insomma, dai, è in filmetto. Simpatico, ma nulla più.

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