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mercoledì 12 aprile 2017

Control

I Joy Division sono stati un gruppo post-punk attivo in Inghilterra dal 1977 al 1980 e sono diventati nel tempo uno dei riferimenti dei generi dark e gothic rock che sono sorti negli anni successivi. Simbolo del gruppo è sempre stato il cantante Ian Curtis, giovane e sfortunato paroliere, malato di una grave forma di epilessia e morto suicida nel 1980, evento che ha portato allo scioglimento del gruppo. I restanti tre componenti hanno poi dato alla luce il nuovo gruppo dei New Order, ancora oggi attivo e che ha poi verato verso generi più elettronici.
Il film Control è dedicato alla tormentata vita di Ian Curtis, dalle prime poesie e composizioni, ancora minorenne, alla nascita del gruppo che lo renderà poi famoso, dal matrimonio con la giovanissima come lui Deborah, alla nascita della figlia Nathalie, dal divorzio al successivo suicidio.
I Joy Division hanno sempre scritto brani dalla sonorità cupa, deprimente, ossessiva, perfettamente interpretati dalla voce bassa di Ian Curtis, un ragazzo dagli occhi spenti e dal viso disperato e sofferente e, dopo lo scioglimento, sono diventati negli anni un gruppo di culto per molte generazioni.
Non sono in grado di commentare pienamente un film biografico e musicale come questo (non che con gli altri sappia fare meglio...), ma conosco la storia dei Joy Division e di Ian Curtis, un po' come tutti coloro che hanno amato questo gruppo e sono rimasto incollato allo schermo a guardare le due ore di questa pellicola dell'esordiente regista olandese Anton Corbijn.
Control è un film che descrive passo passo la disperazione di un ragazzo malato, sensibile e depresso e la sua rapida discesa nel suo personale inferno che lo porterà all'unica soluzione possibile. Da come viveva, da ciò che diceva e da quello che scriveva nei testi delle sue canzoni, forse sarebbe stato possibile intuire in anticipo quella che sarebbe stata la sua fine. Ian voleva il successo e voleva riuscire a pubblicare un disco e sul palco, durante i concerti, dava tutto sé stesso, ma quello era il suo unico obiettivo. Voleva raggiungere la notorietà, ma sapeva di non essere in grado di gestirla e alla fine il suicidio giunge quasi come un'ovvia soluzione per una vita vissuta quasi come se quello fosse il traguardo finale.
Il titolo del film coglie in pieno la vita di Curtis. Il controllo era proprio ciò che Ian non riusciva ad avere. Una delle più celebri canzoni del gruppo, She's lost control, è dedicata a una ragazza conosciuta da Ian, affetta come lui da epilessia e poi morta e una delle frasi celebri è stata "il passato è già parte del mio futuro... e il presente è fuori dal mio controllo".
Anton Corbijn realizza un'opera maniacale, con un protagonista, Sam Riley, anch'esso all'esordio, che assomiglia in maniera impressionante a Ian Curtis, persino nel modo frenetico di cantare e ballare sul palco. Così come assomigliano in maniera incredibile gli altri personaggi, i membri del gruppo, la moglie, l'amante belga e tutte le altre persone che girano attorno alla figura di Ian. Anche i brani dei Joy Division che si sentono nel film sono stati suonati e cantati dagli stessi attori. E' come se il regista avesse ricreato i pochi anni di storia dei Joy Division, con una scelta, il bianco e nero, che contribuisce a rendere ancora più cupe le atmosfere.
Il film non giudica, né analizza nei dettagli la vita di Ian Curtis, né le sue scelte e i suoi comportamenti. Semplicemente li descrive e li mette in mostra. E così la pellicola passa, lasciando lo stesso senso angosciante delle canzoni degli stessi Joy Division.
Da vedere, anche per chi non ha mai conosciuto le canzoni di Ian Curtis. Magari è l'occasione per conoscerle...

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