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mercoledì 19 gennaio 2022

Don't look up



Don't look up è uno dei film del momento. La pellicola di Adam McKay, che può contare su un supercast, affronta in chiave fantascientifica (ma neanche tanto) alcuni dei più importanti temi che stanno caratterizzando la società attuale.

Ed è, ancora una volta in poco tempo, un film da pochissimo uscito, nei cinema da inizio dicembre e su Netflix dal 24.
Un po' di trama, senza esagerare, che poi il plot centrale è abbastanza noto.

La dottoranda Kate Dibiasky (Jennifer Lawrence) scopre, analizzando dei dati, che c'è un nuovo corpo celeste vicino alla terra, una nuova cometa mai censita. Immediatamente ne parla col suo professore, Randall Mindy (Leonardo DiCaprio) il quale, dopo qualche calcolo complicato da astronomi si rende conto di una verità agghiacciante: la cometa è in rotta di collisione con la Terra, raggiungerà il nostro pianeta entro circa sei mesi e ha dimensioni tali per cui il suo impatto distruggerà ogni forma di vita.
 
Immediatamente Mindy contatta Teddy Oglethorpe (Rob Morgan), un funzionario governativo che si occupa di emergenze simili, il quale conduce i due ricercatori niente meno che dal Presidente degli Stati Uniti, Janie Orlean (Meryl Streep) e da questo momento in poi inizia una vicenda grottesca che però sa tanto di reale. La Presidente prima non è minimamente interessata, poi lo diventa, ma solo per sviare l'attenzione pubblica rispetto ai suoi problemi personali, in quanto è coinvolta in uno scandalo sessuale, dato che sono prossime le elezioni. Ma ogni sua azione per cercare di fermare la cometa avrà sempre come unico obiettivo la sua risalita nei sondaggi, come se la frase "stiamo per morire tutti" non avesse per lei alcuna importanza, perché non misurabile in termine di sondaggi.
 
Nello stesso tempo Mindy e Dibiasky, ospiti della trasmissione condotta da Brie Evantee (Cate Blanchett) e Jack Bremmer (Tyler Perry), finiranno travolti dal sistema mediatico, dove anche l'annuncio che il mondo finirà diventa subordinato allo show e all'odience, col primo che si trasformerà suo malgrado in un ospite fisso televisivo e la seconda, più emotiva, che verrà completamente e personalmente demolita.
Qui mi fermo, ma la trama, anche se la pellicola è recentissima, è piuttosto nota.
 
Occhio nel proseguo, perché ci sarà qualche spoiler. Meglio prima guardare la pellicola, che consiglio assolutamente.

Per la verità, come affermato più volte dallo stesso DiCaprio, la cometa è solo l'espediente che scatena la trama della pellicola, l'annunciata fine del mondo del film non riguarda tanto l'arrivo di una cometa (evento possibile, ma non così probabile), ma diventa la metafora dei cambiamenti climatici, ormai accertati dalla stragrande maggioranza della comunità scientifica e per i quali la reazione della politica e della popolazione generale non è diversa da quella che vediamo nel film.
 
In questo periodo storico, nel nostro pianeta, abbiamo un grosso problema che si chiama comunicazione. Qualsiasi cosa avvenga può avere un peso più o meno rilevante per l'opinione pubblica, in base a come i media ritengono di comunicarla ed eventualmente spettacolarizzarla. E quindi la notizia che due ricercatori cercano di avvisare l'umanità che fra sei mesi il mondo finirà, finisce sullo stesso piano, anche forse sotto, alle vicende di coppia di una nota stellina del momento, Riley Bina (Ariana Grande) col suo findanzato, DJ Chello (Scott Mescudi).
Anche come i due ricercatori finiscono nel tritacarne mediatico descrive perfettamente la realtà. Kate non è mediatica. Si arrabbia, si mette a urlare e a piangere in diretta e quindi viene demolita e derisa dai social nell'arco di un baleno. Perché, si sà, quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito. E quindi non importa il messaggio che Kate sta cercando di trasmettere al mondo, ma solo come appare, non importa la sostanza, ma solo la forma. Mentre Randall viene considerato un figo e quindi diventa subito un ospite fisso della tv, un po' come accade oggi con certi virologi, tecnici ed esperti vari, soprattutto quando si parla dell'emergenza Covid-19, ma non solo (oddio, di fighi ce ne sono pochi ma va così ugualmente). Randall ha sì spazio, ma anche nel suo caso il messaggio diventa puro intrattenimento televisivo.
E nessuno, politici e opinione pubblica, si preoccupa del fatto che fra pochi mesi il mondo finirà.
Il film è si grottesco e apparentemente esagerato, ma meno di quello che si potrebbe pensare. Nel senso che a tratti sembra quasi che più che grottesto, Don't look up sia realistico! Se qualcuno ha realmente ascoltato le parole di un esperto in climatologia, si sarà reso conto che ciò che ha detto è inquietante e terribile. Leggetevi il romanzo Qualcosa là fuori di Bruno Arpaia al riguardo, dato che descrive, scientificamente, il nostro futuro prossimo basandosi sulle previsioni dei climatologi. Ma l'azione politica è così pronta a rispondere agli appelli della climatologia? E l'opinione pubblica? Essere contro i cambiamenti climatici (qualunque cosa significhi esattamente) è diventata quasi una moda, ma concretamente stiamo facendo abbastanza?
 
Clamoroso nel film anche il ruolo di Peter Isherwell (Mark Rylance). Il Presidente degli Stati Uniti decide di intervenire distruggendo la cometa con una serie di missili per salvare l'umanità e ovviamente l'annuncio viene dato con un clamoroso baillamme mediatico (non dimentichiamo che la Orlean è in campagna elettorale. Qui in Italia, che siamo in campagna elettorale perenne, ne sappiamo qualcosa di questo meccanismo perverso). Ma poi tutto si ferma quando interviene Peter Ishervell, proprietario della più grande impresa che fabbrica prodotti tecnologici, nonché principale finanziatore della campagna elettorale della Orlean. Il nucleo della cometa è composto da minerali rari, utilissimi per la produzione di cellulari e quindi diventa prioritario rompere la cometa, ma senza distruggerla, per recuperarne i pezzi, facendoli cadere sul pianeta Terra! E quindi ancora una volta l'interesse economico passa clamorosamente davanti alle esigenze della collettività, anche se queste esigenze, in questo caso, sono addirittura la sopravvivenza del genere umano.

Anche il titolo è significativo e a suo modo grottesco, ma, come tutto il resto, descrive perfettamente la realtà che stiamo vivendo. Don't look up, non guardare in alto (lo si poteva anche tradurre eh!). A un certo punto occorre sviare l'attenzione dell'opinione pubblica nei confronti del problema, nei confronti di quei due ricercatori e pochi altri che strenuamente ci dicono che il mondo finirà, perché sta arrivando la cometa e se non si agisce concretamente e non lo si fa subito, non ci sarà speranza per nessuno. Ma quelli sono solo catastrofisti, che vogliono privarci della nostra libertà. E quindi la campagna mediatica che viene costruita è mirata ancora una volta a screditarli, a dire che ciò che dicono non è vero e non è rilevante e addirittura il motto diventa "non guardare in alto". Perché col passare del tempo la cometa inizia anche a vedersi a occhio nudo... Non sta accadendo la stessa cosa anche coi cambiamenti climatici? Dobbiamo intervenire e gli scienziati ci dicono che dobbiamo farlo in fretta e in maniera importante. 10 anni fa ci dicevano che dovevamo farlo entro 20 anni. Ovviamente oggi ci dicono che dobbiamo farlo entro 10 anni. Il tempo stringe. Ma qualcuno ha interessi diversi. Dobbiamo smettere di utilizzare i combustibili fossili (e possibilmente anche di sovvenzionarli con risorse pubbliche) e invece proprio in questi mesi, ad esempio in Italia, si decide di avviare nuove estrazioni di gas dai fondali dell'Adriatico, ma è così anche nel resto del pianeta. Cioè si cerca di risolvere un problema facendo esattamente le stesse cose che l'hanno creato. Ovviamente lo si fa, perché qualcuno ne ha un interesse personale evidente. Anche se è altrettanto evidente che questa cosa è sbagliata, come far cadere i pezzi della cometa sulla Terra. E la campagna mediatica naturalmente sostiene questa posizione, perché il caro bolletta di oggi è colpa degli ambientalisti che vogliono utilizzare sempre meno i combustibili fossili, ignorando l'ovvietà, ossia che se 10 anni si fosse lavorato di più per utilizzare maggiormente le fonti rinnovabili, come chiedono da sempre gli ambientalisti, oggi saremmo meno sensibili all'aumento del costo dei combustibili fossili. E non manca l'insistente campagna mediatica sul nucleare e sulla fantomatica quarta generazione dei reattori, che non solo oggi non esiste, ma che è fuori luogo, perché oggi costruire una centrale nucleare (non di quarta generazione, che è solo ipotetica) ha costi immensi, sempre largamente maggiori di quelli preventivati e dei tempi paragonabili ai 10 anni entro i quali dobbiamo aver già terminato la transizione energetica! Eppure oggi si parla di nucleare in tutti i media! E molte persone si sono convinte che sarà il nucleare a "salvarci".
 
Nel cast anche altri ottimi attori. Jonah Hill veste i panni di Jason Orlean, il figlio della presidente, un personaggio anch'esso grottesco, nonché responsabile della comunicazione della madre, del quale non scrivo nulla, per non rovinare la visione, ma sarà al centro di numerose sequenze comiche e al tempo stesso tristi e preoccupanti. Una parte anche per l'attore del momento Tomothée Chalamet (Yule), un giovane alternativo che quasi casualmente conoscerà Kate, il cui ruolo non è particolarmente rilevante, ma che s'inserisce ottimanente nella trama e una anche per il mitico Ron Perlman che interpreta in modo fantastico l'eroico colonnello Ben Drask, il quale dovrà andare nello spazio per attuare il piano folle di Isherwell.
 
Da vedere, assolutamente.

4 commenti:

  1. Una recensione praticamente perfetta: dice tutto ciò che occorre sapere senza spasmodiche esigenze narcisistiche.
    Complimenti!

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    1. Grazie dei complimenti! Ci sono recensioni con esigenze narcisistiche di questo film?

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  2. Ciao Vaarth, il mio commento ha una valenza generica.

    Da svariati decenni (non sono proprio un ragazzino) sono un cinefilo che ama il Cinema e che lo concepisce in un certo modo.

    Tante, troppe volte leggo recensioni che mi fanno ridere: elucubrazioni grammatico-analitiche con doppie giravolte carpiate che, alla fin fine, non ti fanno capire cosa racconti realmente il film.

    Articoli dove appare palese come il recensore voglia dimostrare di quale preparazione è dotato, perdendo completamente di vista l'unico vero motivo di una recensione: far comprendere all'interlocutore di cosa parli il film.

    Purtroppo vedo troppa boria che, a tratti, diventa fastidiosa anzi insostenibile.

    La tua recensione invece mi ha piacevolmente colpito (farò in modo di leggerne delle altre) perché, in modo lineare e completo, parla del film inserendo, in modo oculato, le tue opinioni: questa è un ottimo articolo cinefilo.

    Ti ho scoperto grazie al blog di Giuseppe (Il Buio in sala), ti leggerò assiduamente e qualche volta, magari, mi permetterò di darti qualche piccolo consiglio.
    Buona serata.

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    1. Ok, ora capisco cosa intendi. In effetti si trovano in rete delle recensioni assurde, che dicono a volte di più di quello che vuole dire il film. Giuseppe è un maestro, io sono solo un cinefilo ruspante e non formato!

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