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venerdì 10 febbraio 2017

Cloud atlas

E' già da un po' di tempo che ho visto questo film, ma ho faticato a trovare le parole per descriverlo. Perché quest'opera dei fratelli Wachowski, anzi, ora delle sorelle Wachowski e di Tom Tykwer è una pellicola difficile da affrontare.
Proviamo a partire della trama. Anzi, dalle trame, dato che sono sei, più una settima storia che funge da contenitore.
La prima storia si svolge nel 1849 e vede protagonista Adam Ewing (Jim Sturgess), il quale parte in viaggio per le isole Chatham, dove conoscerà lo schiavo Autua (David Gyasi) e lo aiuterà a liberarsi. L'antagonista della storia è il medico Henry Goose (Tom Hanks).
La seconda storia si svolge, invece, quasi 100 anni dopo, nel 1936. Qui il protagonista è Robert Frobisher (Ben Whishaw), copista bisessuale che, lavorando per il famoso compositore Vyvyan Ayrs (Jim Broadbent), che è anche l'antagonista della storia, riesce a scrivere il suo capolavoro.
Si arriva così alla terza storia, nel 1973. La protagonista è Luisa Rey (Halle Berry), che indaga sulla sicurezza di una centrale nucleare gestita da Lloyd Hooks (Hugh Grant), antagonista della storia.
La quarta storia si svolge nel 2012, anno di produzione del film. Qui il protagonista è Thimoty Cavendish (Jim Broadbent), un anziano editore, segregato con l'inganno in una casa di riposo dal fratello Denholme Cavendish (Hugh Grant).
La quarta storia è nel 2144 e vede protagonista Sonmi 451 (Doona Bae), una ragazza clone che lavora in condizioni disumane in un fast food e che, salvata da Hae-Joo Chang (Jim Sturgess) diventerà il simbolo di una rivoluzione mondiale.
L'ultima storia, correlata anche alla storia contenitore, si svolge nel 2321. Zachry (Tom Hanks), che vive in una tribù di spravvissuti a un olocausto nucleare, aiuta Meronyma (Halle Berry) a raggiungere la vetta de Mauna Kea, ove si trova una base all'interno della quale è possibile capire se esistano e ove si trovino le colonie umane planetarie. Antagonista è il Vecchio Georgie (Hugo Weaving), una sorta di alter ego malvagio che alberga nella mente di Zachry.
Fra gli attori anche James D'Arcy, Keith David e Susan Sarandon, che comunque non ricoprono ruoli principali.
Le sei storie, più il prologo/epilogo, sono molto diverse fra loro, ma sempre è presente almeno un collegamento fra una storia e l'altra e tutti i protagonisti principali hanno una voglia a forma di stella cometa in un parte del corpo.
Il film, già di per sé complesso, è stato montato facendo progredire le sei storie contemporaneamente, facendo vedere allo spettatore, in successione, degli spezzoni più o meno lunghi di ciascuna storia. Ciascuna vicenda non è particolarmente complessa, ma questa scelta rende la visione della pellicola, soprattutto all'inizio, piuttosto difficile, perché non è sempre semplice riprendere le sei narrazioni. Oltretutto, e questo è un punto di forza del film, i personaggi principali di ciascuna storia sono interpretati dagli stessi tredici attori, dei quali cinque (Tom Hanks, Halle Berry, Hugo Weaving, Jim Sturgess e Hugh Grant) compaiono sempre, mentre gli altri saltano qualche vicenda (David Gyasi, ad esempio, lo vediamo solo in tre storie).
E' da notare che i vari attori, nelle sei storie, possono interpretare personaggi di sesso diverso e anche con il colore della pelle o l'etnia diversa. Alcuni sono facilmente riconoscibili, come Hugo Weaving, quando presta il corpo all'arcigna infermiera Noakes nella storia che si svolge nel 2012, altri stupiscono, come Baee Doona nelle vesti di Tilda Ewing. E' comunque divertente, prima dei titoli di coda, cercare di riconoscere nella carrellata, i visi degli attori e i relativi personaggi interpretati.
Anche le tipologie dei personaggi sono ricorrenti nelle varie storie, come se fossero una sorta di reincarnazioni, il tutto a creare un intreccio sempre più complesso e, inizialmente, difficile da comprendere.
Nel film, ancora più che nel romanzo di David Mitchell da cui è tratto, è evidente l'intenzione di puntare in alto e già la sinossi del film mette in chiaro gli obiettivi: "un'epica storia del genere umano, nella quale le azioni e le conseguenze delle nostre vite si intrecciano attraverso il passato, il presente e il futuro, come una sola anima è trasformata da un assassino in un salvatore e un unico atto di gentilezza s'insinua nei secoli sino ad ispirare una rivoluzione".
E il film è fedele alla sinossi, con una quantità di collegamenti da far perdere la testa. Per la verità a un certo punto viene voglia di lasciar perdere i collegamenti per gustarsi la visione delle varie scene, dato che, anche senz'averli trovati tutti, si capisce ugualmente dove volevano arrivare Tom Tykwer e le sorelle Wachowski.
La pellicola è lunga, molto lunga, quasi tre ore. Sarebbe stato difficile mettere in scena ben sei storie tutto sommato non brevi in meno tempo, ma non nascondo che a tratti qualche sbadiglio è pure arrivato. Le storie sono tutte coinvolgenti, alcune totalmente drammatiche, altre volutamente comiche, come quella che si svolge nel 2012 e alla fine l'attenzione resta sempre alta, ma forse è proprio la complessità a portare a qualche fase di stanca. Forse anche il fatto che tutta questa complessità alla fine porta a dei concetti che non sono poi, in sé, così complessi, seppur importanti, per cui lo sforzo narrativo risulta sproporzionato rispetto al messaggio, che è grande, ma facile.
Il film è infatti pieno di piccolissimi collegamenti anche fra i singoli episodi che compongono le varie storie, quasi come se un episodio di una storia potesse completare quanto visto nella storia precedente, sia per ciò che accade, sia per l'evoluzione dei vari personaggi. Ecco perché la gigantesca macchina messa in piedi finisce per rivelare a volte risvolti fin troppo semplici. Sacrosantici, ma semplici.

C'è da dire che questa monumentale opera è una produzione indipendente tedesca, non appoggiata da nessuna grande casa cinematografica, anche se alla fine si dice che risulti il più costoso film indipendente di sempre. Anche il fatto che Tykwer e le sorelle Wachowski non abbiano lavorato insieme, ma si siano occupati di storie diverse, con troupe diverse (solo gli attori sono gli stessi), ha portato a delle rilevanti differenze di tono che si notano durante la visione del film.
In ogni caso Cloud Atlas resta un film assolutamente consigliato.

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