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venerdì 24 febbraio 2017

Lui è tornato

Lui è tornato è un bizzarro film tedesco del 2015 di David Wnendt, con Oliver Masucci, Fabian Busch e Katja Riemann, tratto dal romanzo omonimo di Timur Vermes. La pellicola, a tratti quasi un documentario, spesso girata come un documentario e che si basa su molte scene improvvisate, diverte e inquieta dall'inizio alla fine.
Non credo di commettere il grave reato di spoiler se rivelo a cosa gira attorno il plot centrale, dato che basta guardare la locandina per capirlo: siamo nella Germania del presente e all'improvviso, senza motivazioni o spiegazioni particolari, compare Adolf Hitler, precipitato nei giorni nostri dal 1945.
L'entrata in scena non è trionfale. Hitler è sporco di fumo, probabilmente il luogo da cui proviene è stato colpito da un bombardamento e arriva fra i cespugli di un parco giochi.
Non c'interessa sapere come una cosa del genere sia potuta succedere, né come ciò possa aver modificato la storia passata e il futuro, il film non tratta di viaggi nel tempo. Anche perché l'arrivo di Hitler, quello originale, ai giorni nostri, è solo un espediente. Perché sostanzialmente il film vuole porre una domanda allo spettatore: c'è un parallelismo fra il periodo storico in cui Hitler prese il potere in Germania e il presente? E, soprattutto, un evento del genere potrebbe accadere nuovamente?
Cosa fa Hitler appena arriva nel nostro mondo? Inizia a conoscerlo e a cercare di capirlo. E una delle prime cose che riescono ad affascinarlo sono Internet e poi la TV. Quali strumenti "meravigliosi" potrebbero essere nelle sue mani?
La pellicola, malgrado spinga tasti inquietanti, vuole mantenere un approccio leggero, per cui sono molte le gag messe in scena che vedono protagonista questo soggetto completamente fuori contesto e anche un po' fuori di testa, improvvisamente calato in un mondo che non è il suo. Per la verità sono tutte gag nate dall'umorismo tedesco e, spero di non offendere nessuno, non sempre fanno ridere o, almeno, non sempre hanno fatto ridere me. Però, complessivamente, rendono l'intero film facile da guardare e le quasi due ore vanno che è una meraviglia. Se il regista avesse girato un documentario su come l'attuale società tedesca (ma non solo, aggiungo io) sia nelle condizioni di vedere l'arrivo di un nuovo dittatore di estrema destra, sarebbe stato un documento importante, ma sostanzialmente una palla.
E, invece, Wnendt ha il merito di farci sorridere, ridere e divertire (sempre ricordando che si tratta di umorismo tedesco!) per due ore, ma lasciandoci con l'animo inquieto.
Il film a tratti è pieno di riferimenti alla politica tedesca e non sempre è direttamente comprensibile, ma posso dire che tutte questi riferimenti si possano traslare senza problemi alla situazione italiana e riconosco pienamente il mondo che è stato descritto.
Ciò che avviene, e che è inquietante, è che alla fine Hitler ripete ai giorni nostri semplicemente ciò che diceva prima della seconda guerra mondiale, quando riuscì a prendere il potere in Germania. E anche oggi i suoi comizi piacciono alla gente. Ma ci basta consultare qualche sito Internet o leggere qualche giornale, per renderci conto che sono molti i politici che, anche in Italia, pigiano gli stessi tasti.
Fenomenale Oliver Masucci che riesce a dar vita a un Adolf Hitler che, al di là della somiglianza fisica, ma ne abbiamo visti altri, riesce realmente a farci credere che si tratti veramente dell'originale. Un po' come accade ai personaggi che lo incontrano nel film. Una delle cose più inquietanti è che la maggior parte delle scene girate all'esterno sono state improvvisate. Con le persone comuni che, vedendo Adolf Hitler, a volte si mettono a ridere, a volte lo salutano col braccio destro alzato, altre si fanno dei selfie con lui.
Forse non ce ne siamo accorti, ma c'è qualcosa che non sta funzionando...

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