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lunedì 6 marzo 2017

Gamer


Gamer è un film del 2009 con Garard Butler, diretto da Mark Neveldine e Brian Taylor (coppia di registi attiva dal 2006. Nel 2012 dirigeranno Ghost Rider. Neveldine, da solo, nel 2015 si cimenterà con The Vatican Tapes).
Elogio della ribellione all'oppressione digitale o puro film d'azione con poco succo?
Verrebbe da propendere per la seconda, però...

Di azione ce n'è, anche tanta, ma Neveldine e Taylor ci provano a fare qualcosa di diverso. O, almeno, provano a farci credere di voler fare qualcosa di più.
Siamo nel solito futuro imprecitato, non molto diverso dal nostro presente. Un uomo, Ken Castle è proprietario di un'azienda che ha commercilizzato due giochi diffusissimi e che l'hanno fatto diventare l'uomo più ricco del pianeta: Societies e Slayers. In entrambi il giocatore può collegarsi a delle persone reali, controllandole totalmente. Il primo gioco è una sorta di Second Life, reale, dove ognuno ha modo di dar sfogo alle proprie perversioni più nascoste, facendole vivere agli attori controllari. Al secondo, invece, partecipano dei carcerati condannati a morte, anch'essi controllati, che in scenari di guerra si affrontano all'ultimo sangue. Chi otterrà 30 vittorie consecutive potrà uscire di prigione.
Il protagonista è Kable (Gerard Butler), un carcerato (ovviamente incastrato) che, controllato da un ragazzino, Simon, ha già ottenuto 27 vittorie. La moglie, ovviamente una stragnocca, per vivere è costretta a fare l'attrice per Societies. C'è anche un gruppo di haker ribelli, Humanz, che tenta di demolire il potere di Castle basato sulla rete e aiuta Kable. Kable che, seppur ancora carcerato, è diventato celebre anche nel mondo reale, dove, con ossessione, le pubblicità dei due videogiochi assillano la popolazione praticamente dalle vetrate di ogni palazzo.
E quindi?
E quindi il problema è che Neveldine e Taylor gli elementi per fare una pellicola un pelo più profonda di un film che sembra un videogioco sparatutto li hanno anche messi, solo che la maggior parte del film si concentra proprio sul resto.
E' così che vediamo per la maggior parte della pellicola Gerard Butler che uccide avversari e nemici in ogni modo possibile, spacca schiene a mani nude (letteralmente), corre in mezzo a raffiche di proiettili uscendone sempre indenne, è protagonista di un'impossibile fuga in auto dal videogioco (veramente! Il modo in cui si procura il carburante per il veicolo è proprio da fumetto o da videogioco).
Tutto però finisce qui.
Non so se non viene detto o sono io che me lo sono perso, ma non è chiaro da dove derivino tutte le incredibili capacità di Kable (tra l'altro per 27 battaglie è completamente controllato da un ragazzino fanatico di videogiochi, ma poi quando fa da solo è esattamente uguale).
Il villain della pellicola, poi, Castle, cattivo quasi per il gusto di esserlo è un personaggio alla fine piatto.
Dove si poteva approfondire si tralascia. Tutto si concentra sul videogioco Slayers, che è senza dubbio quello che permette a Neveldine e Taylor di sbizzarrirsi con l'azione, quando, invece, avrebbe potuto essere interessante sviluppare il film anche sull'altro videogioco, Societies. E, invece, qui ci si sofferma solamente su qualche immagine, approfondendo, ma neanche tanto, solamente il soggetto che controlla la moglie di Kable, un ciccione semimpotente.
Alla fine, quindi, l'impressione è che tutto quello che viene messo di contorno alle scene di violenza di Butler sia semplicemente un modo per dire "siamo fighi" da parte dei registi, ma che la pelllicola voglia arrivare unicamente a farci assistere a un videogioco sparatutto.
Peccato, perché, anche se forse involontariamente, poteva uscire un buon film.

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