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venerdì 13 settembre 2019

La dama delle lacrime - Dragonero n. 76

Se fino ad ora avevamo scherzato, da adesso iniziamo a fare sul serio.
Questo potrebbe essere il vero titolo di quest'albo.
Ho sempre pensato che Dragonero fosse un'ottima serie alla quale, però, mancava qualcosa. Avevo atteso con speranza la saga delle Regine Nere, rimanendo però deluso e anche il nuovo corso, l'Erondar post bellico, si era rivelato alla fin fine non poi così diverso da quello pre bellico.
Ma ora, con un albo senza tante premesse e annunci, di colpo cambia tutto. Un solo albo che pesa più di tutti quelli della saga delle Regine Nere messi insieme.

Un po' di trama, ma senza spoiler, che l'albo è appena uscito in edicola.
Ian, Gmor, Alben e Aura sono al ritorno dalla lunga missione che abbiamo letto negli ultimi albi, inquieti per ciò che Alben sta provando relativamente a qualcosa che si sta manifestando nei territori dell'Impero.
Le sensazioni di Alben si rivelano più che fondate, dato che i quattro trovano sulla loro strada villaggi distrutti e in fiamme e l'arrivo a Solian risulta ancora peggio. La manifestazione fisica di una divinità spietata sta sconvolgendo l'Erondar. Assisteremo a morti illustri e a stravolgimenti della continuity di portata tale che oggettivamente nessuno si poteva aspettare, così, da un albo all'altro.
C'erano già stati altri albi clamorosi, ma mai come in questo caso in grado di portare stravolgimenti di questa portata. Se la lunga storia degli albi precedenti mi aveva sostanzialmente annoiato, con quel "corri di qua e corri di là", ora, semplicemente voltando una pagina, scopriamo che l'Erondar non è più quello che abbiamo conosciuto in questi anni.
L'albo è talmente d'impatto che risulta piuttosto semplice sorvolare su alcuni dettagli che in condizioni normali farebbero un po' storcere il naso. Non importa se nei due mesi in cui Ian e soci sono stati nei regni meridionali sono successe un po' troppe cose, non importa se quando la dea si manifesta a Solian... no, non lo scrivo, ho promesso, niente spoiler. Questa volta gli autori, in particolare Enoch, sceneggiatore di quest'albo, hanno dimostrato che alla fine i dettagli e la coerenza scientifica non sono poi così rilevanti, se confrontati con la potenza di ciò che si vuole raccontare.
Dopo una fin troppo veloce ricostruzione post bellica dell'Erondar, finalmente assistiamo a qualcosa in grado di cambiarlo realmente nel profondo. Le Regine Nere hanno distrutto quasi tutte le reliquie su cui si fondava la magia dell'Erondar da moltissimo tempo e nel continente la magia è cambiata. Ma non solo, ora si sta manifestando una magia più antica e devastante, una magia divina che fino ad ora era solamente stata accennata. Dalle parole di Ausofer al principe, ora re dell'Erondar, capiamo quando siano profondi i cambiamenti.
Abbiamo anche un nuovo cattivo. Un personaggio già visto in due albi, fin dall'inizio della serie. Nella sua prima comparsa l'avevamo quasi inteso come un simpaticone, nella seconda come un opportunista e ora capiamo veramente dove possa arrivare, sempre che un limite ci sia. Un villan coi fiocchi, senza una coscienza e senza scrupoli. Se le Regine Nere tutto sommato avevano le loro ragioni, ma sono state "trasformate" in malvagi anonimi nel corso della guerra, in questo caso il nuovo villain (non ho scritto il nome, c'è chi lo può aver già intuito e chi lo scoprirà leggendo l'albo) e un duro e puro malvagio che credo metterà veramente in difficoltà i nostri protagonisti.
I complimenti, però, non vanno solo a Enoch (e anche a Vietti, dato che ovviamente c'è anche lui dietro questa evoluzione). Partiamo dalla copertina, che definire spettacolare ed evocativa (in tutti i sensi...) è poco. Matteoni come sempre è ottimo, ma a volte, come in questo caso, tocca davvero l'eccellenza. E poi ci sono i disegni interni. Dragonero ha un parco disegnatori di altissimo livello e non lo scopriamo certo oggi, ma mi sento di dire che Malisan questa volta sia riuscito a raggiungere la perfezione assoluta, sempre che esista.
Le anticipazioni del prossimo albo, nonché il cliffhanger del finale di questo aprono la strada a un altro albo memorabile, il cui stesso titolo si presta a più interpretazioni, delle quali sono proprio curioso di scoprire quale sia quella giusta.

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