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domenica 8 gennaio 2023

The rain

Ancora una serie, devo essere impazzito! 

In questo caso si tratta di una serie danese, prodotta da Netflix pubblicata nel 2018 e non del mitico brano dei Cult del 1985, che almeno in una scena sarebbe stato perfetto. Sembra ormai che ovunque si stiano producendo serie di fantascienza, con alterni successi, ma l'Italia rimane una di quelle nazioni non particolarmente avvezze a questo genere.

In questo caso ci troviamo perfettamente nel genere sopravvissuti e, soprattutto nel corso delle prime puntate, il meccanismo è tale per cui ci si aspetta da un momento all'altro di veder spuntare da qualche parte degli zombi! Andiamo a scrivere due cose sulla trama e sul perché nel complesso si pensa facilmente ai morti viventi.

Siamo in Danimarca e all'improvviso un padre di famiglia, Frederik Andersen (Lars Simonsen), nonché uno scienziato ricercatore, come apprenderemo quasi subito, corre a scuola a recuperare la figlia, Simone (Alba August) e parte col resto della famiglia, la moglie Hellen (Iben Hjejle) e il figlio più piccolo Rasmus (Lucas Lynggaard Tønnesen, che poi sarà anche fra i protagonisti di 1899, ma all'inizio della pellicola l'attore è un bambino, Bertil De Lorenzi). I quattro stanno scappando da un minaccioso temporale in auto, mentre dalla radio si sentono inquietanti informazioni su cosa stia accadendo alle prime persone colpite dalla pioggia.

Sembra infatti che l'acqua che cade dal cielo contenga un misterioso virus in grado di far morire tutte le persone che vi entrano in contatto e Frederik pare bene informato in merito alle cause di quello che sta accadendo! Causa un incidente stradale, la famiglia è costretta a proseguire a piedi e in questa corsa sfrenata per evitare la pioggia finisce in un bunker della Apollon, l'azienda per cui lavora Frederik. Il bunker è perfettamente attrezzato per ospitare alcune persone per parecchio tempo in isolamento dall'ambiente esterno. Qui Frederik, dopo aver drammaticamente salutato la famiglia, se ne va, protetto con una tuta contro il rischio biologico, dicendo di dover tentare di risolvere la situazione, non prima di aver detto a Simone di occuparsi del piccolo Rasmus, che è la chiave di tutto.

Quasi subito, con un espediente un po' tirato per i capelli, i due fratelli rimarranno anche senza la madre e trascorreranno ben 6 anni senza mettere mai il naso fuori dalla porta del bunker. Verranno fatti uscire a forza dalla banda di Martin (Mikkel Boe Følsgaard), ma già avevano deciso di andarsene, dato che in 6 anni avevano consumato tutte le risorse del bunker. Della banda fanno parte anche Patrick (Lukas Løkken), Jean (Sonny Lindberg), Beatrice (Angela Bundalovic) e Lea (Jessica Dinnage). Questo gruppo si è formato un po' alla volta dopo la fine del mondo dovuto alla pioggia virale e sopravvive come può, con espedienti vari e alla perenne ricerca di cibo. Scoperto che il bunker di Simone (è dura ascoltare il nome di Simone quando si vede una ragazza!) e Rasmus ha terminato tutte le risorse, il gruppo di Martin decide comunque di accettare i due nuovi membri, seppur con parecchia diffidenza, perché Simone ha memorizzato l'ubicazione di altri bunker e quindi ha la possibilità di recuperare altro cibo.

E questa è la prima puntata che va un po' a presentare tutta la serie, durante la quale i ragazzi (perché non l'ho ancora scritto, ma sono tutti ragazzi o, comunque, giovani, anche se di alcuni l'età non è del tutto chiarissima), vagano per una Danimarca post catastrofe biologica, in cui la maggior parte delle persone sono morte, tutta l'acqua è contaminata, il cibo scarseggia e, ovviamente, come in tutti questi casi, l'umanità è degenerata, tanto che il principale pericolo è rappresentato dagli altri esseri umani che s'incontrano. Fra questi ci sono anche dei misteriosi stranieri armati che girano con delle grosse fuoristrada e cercano di trovare i sopravvissuti per farci cosa non si sa, ma non sembra nulla di positivo.

Posto che qualche elemento di originalità non manca, primo fra tutti quello della pioggia arricchita di virus e qualcun altro sparso lungo le puntate, The rain non si discosta molto da quello che ci si potrebbe aspettare da una serie come questa, zombi a parte, che qui non ci sono. Un po' alla volta viene approfondito il passato più o meno recente dei protagonisti e scopriamo che tutti hanno un dramma da nascondere, le difficoltà imperversano ed emergono anche delle relazioni sentimentali fra i vari personaggi, con coppie che saltano e coppie nuove che si formano, tanto da far pensare, quest'ultima cosa, che la serie sia stata pensata principalmente per un pubblico di adolescenti.

Purtroppo non mancano gli errori o gli episodi poco logici che si distribuiscono con continua regolarità in tutte le puntate.

ATTENZIONE, DA QUI CI SARA' QUALCHE SPOILER.

Già la questione dell'acqua è bizzarra. L'idea è interessante, ma dato che basta essere toccati dall'acqua, anche dopo che è caduta e si rimane contaminati, non si capisce come facciano i personaggi ad andare in giro dopo un acquazzone. Anche se poi stando vicino a una persona appena contagiata, si viene contagiati. Non quindi a contatto con l'acqua, ma con il respiro! Ma questa non è la sola stranezza del virus. In genere chi entra in contatto con l'acqua muore irrimediabilmente entro poche decine di secondi. Ma, ad esempio, nell'episodio del passato di Martin la ragazza, dai non aggiungo altri dettagli, muore ben dopo. Diversamente non sarebbe stato possibile quello che agli autori serviva che accadesse.

E come fanno a bere? L'acqua viene bollita? In una delle prime puntate Martin chiede a Jean se ha finito di purificare l'acqua. Non è chiaro cosa stia facendo per riuscirci e successivamente il problema non viene più affrontato.

La stessa permanenza di Simone e Rasmus per sei anni nel bunker. Sei anni! Passi il cibo, ma l'acqua che usano per bere e per lavarsi tutti i giorni da dove viene?

Anche le vicende che si verificano a Copenhagen contengono alcune sciocchezze, soprattutto come i vari ragazzi del gruppo riescano a ritrovarsi. Copenhagen è una città di 600 mila abitanti, non un paesino. Come fanno Martin e Patrick a ritrovare il resto del gruppo? E anche prima, i ragazzi vengono attaccati dagli abitanti di Copenhagen mentre sono in un locale, scappano, Simone resta divisa dagli altri (e questa cosa non è nemmeno chiaro come avvenga esattamente), ma poi si ritrovano nello stesso locale. Nell'unico posto dove mai avrebbero dovuto andare, dato che si era riempito coi minacciosi abitanti di Copenhagen (che non si capisce come siano sopravvissuti per 6 anni, dato che non hanno nulla da mangiare).

Quando la famiglia entra nel bunker la prima volta deve seguire una procedura di igienizzazione, durante la quale tutti vengono irrorati con un disinfettante in una sorta di filtro di ingresso che si trova fra il tunnel di ingresso e il bunker vero e proprio. Peccato che questa cosa non venga più fatta vedere nei vari accessi che vengono fatti nei vari bunker. Sembra quasi che il regista in certe situazioni, così come quella dell'acqua quotidianamente purificata dal gruppo di Martin, ci chieda di chiudere un occhio. Certe cose ci sono state spiegate (più o meno) o fatte vedere una volta e si dà per scontato che sia sempre così, anche senza farlo vedere o perdere tempo a farlo. Sorvoliamo sul fatto che a un certo punto tutti entrano nei bunker chiaramente senza sottostare ad alcuna procedura di ingresso.

Così come non mancano delle vere e proprie banalità, che impoveriscono una trama che, a parte qualche piccolo colpo di scena, non è che sia proprio brillante. Perché molti passaggi sono proprio telefonati. 

Eppure...

Eppure confesso che tutto sommato l'intero costrutto regge. Perché sì, molto spesso mi rendo conto che questa serie sia una mezza cagata e quando arrivano le stagioni 2 e 3, anche una cagata intera eppure viene voglia di vedere come va a finire.

Alla fine della prima stagione il teen drama tende un po' a prendere il sopravvento e tale impostazione resterà anche nella seconda stagione, dove, purtroppo, la sceneggiatura tende un po' a sbroccare. Qui la trama cambia parecchio rispetto a quello che ci aveva abituato la prima stagione, anche perché sono gli eventi che impongono un'evoluzione. Però gli autori devono aver perso un po' quell'iniziale tentativo di rimanere realisti e si sono lanciati in una fantascienza più fantastica.

E poi la seconda stagione è stata girata nel 2019, cosa ne sapevano che un anno dopo il mondo sarebbe stato attraversato da una pandemia che ci ha fatto diventare tutti virologi e ci saremmo accorti che molti personaggi hanno un approccio alle misure di prevenzione e protezione nei confronti del rischio biologico un tantino leggere?

Ma al di là di questo, è tutto il complesso che degenera, con le trame che diventano sempre più banali, gli espedienti deboli e poco credibili, quando non direttamente telefonati e il teen drama sempre più preponderante. La scrittura si fa meno accurata (non che nella prima stagione fosse maniacale come in 1899 o in Dark, ma comunque errori clamorosi non c'erano o almeno erano limitati), mentre qui le cose buttate lì un po' a caso iniziano a diventare un po' troppe. Nella terza stagione poi ci sono parecchi personaggi inseriti all'improvviso e non approfonditi, generando delle trame morte. Peccato, perché come scrivevo prima, tutto sommato, la voglia di vedere come va a finire fa perdonare qualche debolezza degli autori, ma a un certo punto le debolezze tendono a essere continue. Dal virus che inizia ad avere comportamenti sempre più bizzarri (SUPER SPOILER, OCCHIO: viene usato per curare Rasmus in un flasback, poi finisce nella pioggia e uccide le persone per contatto cutaneo, ma alcune di queste contagiano anche per via aerea, poi Rasmus sembra malato, poi il virus lo rende più forte, forse immortale, poi il virus ricopre anche i vegetali, Rasmus e i vegetali diventano contagiosi loro stessi per via aerea, ma solo delle volte, poi Rasmus, che dentro al corpo non ha più sangue, ma solo virus, emette più o meno volontariamente il virus come se fosse un superpotere, poi tutte le persone col virus "donato" da Rasmus e i vegetali ricoperti sono interconnesi. O, almeno, lo sono delle volte) al fiore (MEGA SPOILER) nato chissà come, quasi animato, che secerne una sostanza che neutralizza il virus. Per non parlare della "malvagia" multinazione Apollon che evidentemente, già dalla prima stagione, pare sia la causa di tutto, ma i cui obiettivi (e anche i metodi) restano abbastanza nebulosi.

Va comunque rilevato che in tutto questo traspare, nemmeno troppo velata, la metafora che sta nel cuore di The rain: il virus, creato dall'uomo, è l'inquinamento e l'uomo non sarà in grado di fermarlo. Ci penserà la natura a farlo e i pochi sopravvissuti dovranno ricostruire il mondo. Già, pochi sopravvissuti. Attenzione, non affezionatevi troppo a qualche personaggio in particolare, perché qua le morti eccellenti abbondano.

Per concludere questo post che alla fine rischia di diventare chilometrico, The rain sembra avere, da quello che ho scritto, più aspetti negativi che aspetti positivi. Eppure non la boccio, perché al netto di tutti gli errori e tutte le banalità, il desiderio di capire come andrà a finire e come i personaggi risolveranno delle situazioni sempre più critiche rimane e spinge a guardare anche le puntate e le stagioni successive. Cosa che, per una serie, alla fine è il massimo che si possa sperare.

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