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mercoledì 17 ottobre 2018

Apocalisse Z - L'ira dei giusti

E siamo arrivati alla fine della trilogia zombie ideata dallo scrittore galiziano Manel Loureiro. Con questo terzo romanzo continua il viaggio dei tre personaggi già conosciuti nei romanzi precedenti, Apocalisse Z e Apocalisse Z - I giorni oscuri: il protagonista senza nome e io narrante del primo romanzo e parte del secondo, il pilota di elicotteri ucraino ed ex militare Viktor "Prit" Pritchenko e l'affascinante e determinata Lucìa.
Se il primo romanzo era dedicato alla reazione dei protagonisti e dell'intero mondo all'invasione degli zombie, il secondo e ancora di più questo terzo, come accade in ogni storia di zombie, hanno virato verso il genere sopravvissuti, cosa inevitabile per questo genere di storie.
I tre indomiti personaggi, dopo la brutta esperienza delle Canarie,
sono alla deriva nell'oceano Atlantico su una barca a vela malridotta, quando vengono "pescati" da una gigantesca petroliera che, dopo aver fatto il pieno in Africa, li conduce a Gulfport, una piccola oasi in cui gli essere umani ancora sopravvivono, in ciò che resta degli Stati Uniti.
Ma se questo viaggio oltre oceano poteva sembrare per i tre protagonisti un approdo nell'unico paradiso rimasto all'interno del pianeta caduto nell'inferno zombie, la realtà presto si rivelerà diversa, perché sì, a Gulfport forse sono in salvo dagli zombie, ma l'umanità è sempre stata brava ad autodistruggersi, anche prima dell'arrivo dei non morti.
Diciamo che dopo un primo romanzo completamente in stile zombie e un secondo romanzo la cui metà o poco più dei capitoli rimaneva sul tema, mentre l'altra metà virava nel genere sopravvissuti, in questo caso malgrado il titolo richiami sempre l'apocalisse zombie, Loureiro si lancia unicamente sul secondo genere, partendo anche un po' per la tangente, tanto che, per gli avvenimenti descritti, gli zombie avrebbero anche potuto non esserci! A tratti compaiono, ma quando potevano diventare protagonisti Loureiro preferisce dedicarsi ad altro. Questo terzo e ultimo romanzo della serie è sì valido e risulta sempre scritto con lo stile avvincente cui Loureiro ci ha abituato, ma ormai si è allontanato un po' troppo dal tema centrale. Forse la scelta dello scrittore galiziano è stata anche giusta. Non è possibile scrivere storie di zombie ed evitare di diventare ripetitivi. Se il suo primo romanzo è stato a suo modo originale, per non cadere nella ripetizione l'unica possibilità era allontanarsi dal genere zombie. E quindi va bene così, ma Manel, un pochino mi pare che tu mi abbia preso in giro. Perché questo avrebbe potuto essere un romanzo scritto in seguito a una guerra nucleare, a una crisi ecologica o dopo la caduta di un meteorite sulla terra. La sostanza sarebbe cambiata di poco.
C'è anche la questione dell'espediente narrativo che proprio non ho capito. Il primo romanzo, salvo qualche piccola licenza fra l'altro inspiegabile, era scritto interamente in prima persona da parte del protagonista senza nome, come un blog all'inizio e come un diario nel proseguo (fra l'altro, il romanzo era nato proprio da un racconto a puntate scritto dall'autore su un blog!). Il secondo romanzo era scritto in prima persona per la parte che vedeva protagonista l'avvocato senza nome e in terza persona per la parte dedicata a Lucìa, ma sempre dal suo punto di vista. Un po' che se l'avvocato avesse scritto a posteriori ciò che la ragazza gli aveva raccontato, anche se questo non viene mai detto e questa è più che altro un'interpretazione mia.
E in questo terzo romanzo?
Restano i capitoli scritti in prima persona dall'avvocato, ma abbondano i capitoli scritti in terza persona, dal punto di vista di personaggi diversi rispetto al terzetto e questa scelta non ha nessuna spiegazione logica, tanto che uno di questi l'avvocato nemmeno lo conosce, lo incontra solo per pochi istanti nel convulso finale. Credo che questa sia una carenza di Loureiro che sì, scrive molto bene, ma la credibilità dell'espediente narrativo deve rimanere. Oltretutto in questo modo diventa quasi ridicolo che il protagonista non abbia un nome. Nel primo romanzo potevamo identificarlo nello stesso Manel, in quanto lo scrittore è un avvocato galiziano proprio come il protagonista e, scrivendo in prima persona, era normale che non scrivesse mai il suo nome. Ma adesso questa che la narrazione è cambiata, che senso ha l'anonimato? Che senso ha che ci siano parti del romanzo narrate in prima persona e altre narrate da un narratore onnisciente, come se fosse un romanzo normale? Che senso ha se questo non viene spiegato e non ha alcun senso logico? Anche perché, se il romanzo è un diario, ogni volta che il protagonista rischia di morire posso empatizzare con lui, perché non so come andrà a finire (e in questo, nel primo romanzo Luoreiro era stato un maestro), ma qui? Credo che questa mancanza di coerenza non tanto nella trama, ma nello stile, sia una carenza non da poco.
Peccato perché per il resto, Apocalisse Z - L'ira dei Giusti, anche se gli zombie non ci sono quasi più, è un romanzo che va alla grande e fila come un treno verso il gran finale, scritto, polemica sulla stile a parte, in modo impeccabile.
Peccato, perché con un po' di cura in più questa trilogia avrebbe potuto raggiungere anche vette più elevate.
Viste le doti manifestate da Loureiro in questo terzo romanzo, mi piacerebbe rileggere qualche altra sua opera al di fuori del tema zombie. Nel 2013 ha scritto El Último Pasajero, nel 2015 Fulgor e nel 2017 Veinte, ancora non pubblicati in Italia. Chissà se arriveranno mai.

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