mercoledì 9 maggio 2018

Apocalisse Z

Malgrado il sottogenere zombi sia diventato ormai un classico, non sono tantissimi i romanzi validi ascrivibili a questo filone, così, quando ho saputo del successo riscosso da quest'opera di Manel Loureiro non mi sono fatto scappare il primo romanzo.
Diciamo la verità, con me tirar fuori gli zombi è come tirare un rigore. Per di più senza portiere, per cui il successo è assicurato, ma so comunque riconoscere una buona storia. Direi che Loureiro non ha assolutamente deluso le aspettative.
Apocallisse Z è la più clasica storia zombi, ma diciamo che, in questo sottogenere, è difficile allontanarsi dai canoni. Eppure qualche novità c'è.
Intanto siamo in Spagna, in Galizia...

certo, se il pianeta è devastato da un'apocalisse zombi, poco cambia dove ci troviamo, ma per una volta le vicende non si svolgono negli Stati Uniti, ma nella vecchia Europa. Il protagonista è un avvocato trentenne che abita a Pontevetra (esattamente come Manel Loureiro!) che ci racconta la sua apocalisse zombi in prima persona. All'inizio il romanzo è scritto come un blog. Il protagonista, che fino alla fine non ci dirà mai il suo nome, accede al suo blog e quotidianamente ci aggiorna sul progresso della piaga zombi. Poi in un mondo che va a rotoli, i server saltano e non c'è più nemmeno la corrente elettrica, per cui il blog si trasforma in un diario che l'anonimo protagonista scrive quando ha un attimo di respiro. La cosa curiosa è proprio nella genesi del romanzo stesso, che è nato in un vero e proprio blog e solo successivamente l'autore l'ha trasformato in un romanzo.
Comunque il nostro protagonista senza nome inizia ad apprendere le prime confuse notizie su ciò che sta accadendo tramite notiziari TV, giornali, radio e Internet. Pare che una misteriosa malattia associata a volte all'ebola, a volte alla rabbia, si sia diffusa in seguito a un attentato terroristico in Daghestan (una repubblica della Federazione Russa che si affaccia sul Mar Caspio). Le notizie diventano sempre più confuse e mai nessuno parla di zombi, finché la piaga si diffonde rapidamente in tutto il pianeta e il mondo così come lo conosciamo finisce.
E così il protagonista senza nome dovrà prima arrangiarsi a sopravvivere come può barricato in casa, con la sola compagnia dell'inseparabile gatto Lucullo, poi sarà costretto ad uscire e a muoversi in un mondo infestato da zombi che non aspettano altro che divorare il primo essere umano vivo che incontrano.
Il protagonista senza nome incontrerà anche qualche altro sopravvissuto, per la verità non molti, ma quando il mondo finisce, anche la civiltà collassa e i vivi si riveleranno pericolosi tanto quanto i non morti.
Manel Loreiro si rivela comunque un ottimo scrittore, che riesce a trasmettere, anche attraverso lo stile narrativo, l'evoluzione del suo personaggio. Il narratore, infatti, all'inizio è un uomo colto, con una serie di problemi personali (la moglie è morta in un incidente stradale da poco tempo), relativamente interessato a ciò che sta avvenendo (anche se dall'inizio manifesta preoccupazione per le notizie frammentarie e inquietanti che provengono dal Daghestan). Col passare delle pagine, invece, il protagonista senza nome si trasforma e il suo stile segue la trasformazione. Anche se le descrizioni restano accurate e bene fatte (stiamo pur sempre parlando di un romanzo!) i termini utilizzati variano, aumentano le parole scurrili e anche l'approccio cambia. Il protagonista a un certo punto sembra anche perdere la nozione del tempo, perché l'indicazione delle date diventa non più così precisa.
C'è un solo problema che tecnicamente risulta inevitabile.
Dato che il romanzo è scritto in prima persona, per quanto il protagonista si senta minacciato e spesso si trovi in situazioni apparentemente senza uscita, se ha scritto significa che è riuscito a sopravvivere! Il vantaggio, però, è che non si tratta di un romanzo autobiografico scritto a postariori, ma di un diario, per cui se è vero che è certa la sopravvivenza al termine delle vicende narrate, altrettanto non si può dire, ogni volta, di quello che accadrà, perché lo stesso narratore ignora il suo futuro mentre sta scrivendo. Quindi il sapere che, quantomeno fino a quel momento, non è morto, resta comunque l'angoscia per il futuro. Alla fine, ma non scrive di più per non spoilerare, sembra quasi che Loureiro avvia voluto impostare il suo romanzo come una sorta di found footage lettario.
Per il resto, oltre alle varie scene d'azione o di tensione descritte, ci sono gli inquietanti scenari di questo mondo devastato dall'arrivo degli zombi, abilmente narrati da Loureiro che, da bravo scrittore non onniscente, s'immedesima perfettamente nel protagonista che non sempre si sa spiegare cosa sta avvenendo e cosa vede.
Solo verso il finale troviamo una piccola e inspiegabile anomalia. Nel mezzo delle pagine di diario del protagonista senza nome, all'interno di due distinte vicende, troviamo alcune pagine in cui la narrazione è esterna. Lo stacco è rimarcato anche dal testo scritto in Italico. Interruzioni stilistiche che, anche dopo aver letto tutto il romanzo, non trovano alcuna finalità né spiegazione in merito a come è strutturato il romanzo stesso.
Due parole anche sul finale, ovviamente senza rivelare nulla.
Trovo che, per quanto il romanzo nel suo complesso sia ottimo, l'evoluzione finale, soprattutto il balzo temporale, sia un po' fuori luogo, anche perché non ci permette di conoscere i nuovi personaggi che, comunque, sono protagonisti dell'ultimissima vicenda.
Vediamo cosa si è inventato Loureiro per il secondo capitolo.

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