martedì 22 gennaio 2019

Qualcosa, là fuori

Il sottogenere sopravvissuti rappresenta uno storico filone della fantascienza nel quale un evento di vario genere ha devastato il nostro pianeta e i pochi fortunati o sfortunati rimasti in vita cercano di sopravvivere come possono, non solo in un ambiente ormai ostile, ma dovendo anche fare i conti con un'umanità degenerata.
Non sempre, però, la causa della distruzione del pianeta risulta così centrale come nel romanzo di Arpaia. In genere si tratta solo di un espediente per giustificare un'ambientazione post apocalittica e invece qui diventa oggetto fondante della trama.
Il protagonista è Livio, un anziano ex professore e ricercatore di neuroscienze che, all'interno di una carovana di migliaia di disperati, sta risalendo a piedi l'Italia e poi l'Europa ormai devastate e desertiche, con l'obiettivo di raggiungere i paesi scandinavi, gli unici Stati europei di questo pianeta Terra terribilmente surriscaldato dai cambiamenti climatici, in cui sia ancora possibile condurre una vita accettabile.

Arpaia alterna due distinte linee narrative.
La prima, con la quale ci introduce in medias res nel romanzo, è quella dei profughi "climatici" in cerca della salvezza. La seconda è quella del passato dello stesso Livio, che parte dal 2015, quando era un ragazzo e nel corso della sua vita ha prima visto i segnali che avrebbero dovuto mettere l'umanità in allarme per quello che stava accadendo al pianeta e poi ha assistito alla trasformazione del clima e, con esso, dell'intera società globale.
Attenzione, Qualcosa, là fuori non è un opera di divulgazione scientifica, è solo un romanzo di fantascienza, di fantasia. Ma, come conferma lo stesso Arpaia, è stato scritto in seguito a un complesso lavoro di studio e documentazione. Quando il romanzo è stato scritto, nel 2015, già gli allarmi lanciati dall'IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change, organismo delle Nazioni Unite per la valutazione delle scienze legate ai cambiamenti climatici) lasciavano presagire un fosco futuro per l'umanità e oggi ancora di più gli scienziati dell'IPCC ci dicono che il clima sta cambiando sempre di più e questo cambiamento avrà delle conseguenze per lo più spiacevoli. Solo che l'IPCC rimane per lo più inascoltato.
Ecco, Arpaia ha letto i rapporti dell'IPCC e ha provato a fare quello che fino ad ora gli scienziati non sono riusciti a fare. Ha superato i confini del freddo appello scientifico e ha diramato questo allarme con un romanzo, una storia che descrive come finirà il pianeta, l'Europa, l'Italia se non fermiamo il cambiamento del clima.
C'è una verità molto semplice che gli esseri umani non hanno ancora capito. Per quanto ci sforziamo, noi non riusciremo mai a distruggere, cancellare la vita sulla Terra. Non siamo così potenti. Qualsiasi cambiamento, alterazione noi causeremo, gli ecosistemi del pianeta si modificheranno e troveranno un altro equilibrio. Il problema è che quel nuovo equilibrio non necessariamente sara favorevole alla nostra presenza. Anzi, quasi certamente non lo sarà proprio. O ce ne rendiamo conto subito o sarà troppo tardi per tornare indietro. Questo è ciò che sta accadendo ed è quello che Arpaia ha descritto nel futuro prossimo venturo del suo romanzo. Un futuro nel quale i cambiamenti climatici hanno portato a delle trasformazioni del pianeta inaccettabili per la nostra specie. E quando gli Stati se ne sono resi pienamente conto ormai era troppo tardo per intervenire. Anche perché, finché l'equilibrio vacillava, le variazioni del clima globale erano contenute, ma quando l'equilibrio si è rotto, i cambiamenti sono stati molto più violenti. E tutto questo Arpaia lo ha descritto, ma già gli scienziati dell'IPCC e altri nella realtà lo stanno ipotizzando da anni, quindi ciò che è possibile leggere nel romanzo non è molto diverso da ciò che, presto o tardi, accadrà.
E cosa succede sempre quando l'umanità si trova in difficoltà? Succede che la specie umana riesce a esprimere il peggio di se stessa. Succede che la maggior parte delle persone si preoccupano principalmente di sopravvivere e, quando le condizioni si fanno duro, la sopravvivenza di una persona spesso può andare a scapito della sopravvivenza delle alle persone attorno a lei. Ed è quindi quello che succede nel futuro non troppo lontano raccontato da Arpaia.
C'è poi un secondo argomento che, nell'arco della doppia narrazione, soprattutto quella del futuro più lontano, diventa via via più importante di pagina in pagina: i fenomeni migratori. Poco importa quale sia la causa delle migrazioni, una guerra, una carestia, una dittatura o il clima impazzito, ciò che è sempre una costante delle migrazioni è la sofferenza delle persone che sono costrette a spostarsi per sopravvivere.  Noi oggi vediamo i migranti come qualcuno che non vogliamo, che viene a usurpare la nostra nazione, cioè, qualcuno li vede in questo modo e sfrutta ignobilmente questo messaggio per raccogliere voi. Qualcosa, là fuori, invece, affronta il tema della migrazione non dal punto di vista del paese d'arrivo, ma da quello del migrante obbligato a essere tale per sopravvivere. Un migrante che insegue un sogno, un'utopistica Europa nella realtà, un'utopistica Scandinavia nel romanzo, ma che per raggiungerla dovrà affrontare infinite e indicibili sofferenze, perdite e umiliazioni.
Qualcosa, là fuori è un romanzo controcorrente e un monito per il nostro futuro, anzi, per il nostro presente, che merita di essere letto. Un libro che sa essere avvincente, ma che ci ricorda che la finzione potrebbe essere più vicina alla realtà di quanto pensiamo.

2 commenti:

  1. Ottima recensione . Ho letto il libro appena uscito e riletto da qualche mese. Mi chiedo cosa aspettino a farne un film

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    1. In effetti è proprio una trama da film. Se fosse un romanzo inglese o americano probabilmente qualche produttore cinematografico lo prenderebbe in considerazione

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