martedì 6 marzo 2018

Black Panther

E siamo già a 18.
Black Panther (ma non possiamo chiamarlo Pantera Nera?) è la diciannovesima pellicola dell'inarrestabile Marvel Cinematic Universe, il mondo cinematografico che ormai è composto da oltre 20-30 personaggi principali, innumerevoli personaggi secondari e un'ambientazione sempre più ampia e dettagliata. Black Panther è anche il film che ha chiuso la cosiddetta "fase tre", in attesa dell'inizio col botto della nuova "fase quattro", l'attesissimo Avengers: Infinity War, la pellicola dove tutti i personaggi del MCU convergeranno per affrontare il supermegantagonista Thanos.
E, a quanto pare, il MCU sembra non perdere un colpo, dato che Black Panther, ancora nelle sale, pare aver già raggiunto i 900 milioni di dollari incassati (a fronte di un costo di 200 milioni di dollari).
Tra l'altro è già da un po' che ho visto questo film, ma non ero ancora riuscito a recensirlo. Non credo sia un problema, dato che si trova già su decine e decine di altri siti e blog.
Black Panther si pone anche come pellicola anomala, probabilmente perché tratto da un fumetto anomalo.

Il protagonista (Chadwick Boseman), lo sappiamo, perché l'abbiamo già visto in Captain America: Civil War, è di colore. Ma questa non è una novità. Abbiamo già altri personaggi di colore nel MCU, anche se non hanno un film a loro dedicato. Abbiamo Nick Fury (Samuel Jackson), personaggio che, fra l'altro, non mi pare sia nato di colore nel fumetto, Heimdall (Idris Elba) e Valchiria (Tessa Thompson), per i quali valgono le stesse considerazioni fatte con Nick Fury, War Machine (prima Terrence Howard, poi Don Cheadle) e Falcon (Anthony Mackie). Ma si è sempre trattato di personaggi sì importanti, ma non di "prima fascia" e comunque, a parte Heimdal e Valchiria, tutti afroamericani.
Qui, invece, per la prima volta, le cose sono un po' diverse. Perché Pantera Nera è un personaggio completamente africano, con un background politico non irrilevante che parte già dal fumetto e probabilmente centrale nella sua storia.
T'Challa, questo è il nome del personaggio, eredita il ruolo di Pantera Nera dal padre, che abbiamo visto morire in Captain America: Civil War. Egli è il re del Wakanda, una nazione africana segreta sorta ove moltissimo tempo fa è caduto un gigantesco meteorite composto da vibranio, il metallo inventato dalla Marvel e attorno a cui girano parecchie trame. Proprio grazie al vibranio gli abitanti del Wakanda sono riusciti a sviluppare nel tempo una fantasmagorica tecnologia che li rende in pratica lo stato più avanzato dell'intero pianeta. Quindi abbiamo un personaggio che in un qualche modo non solo proviene dall'Africa, ma che rappresenta una sorta di sentimento di rivalsa dell'intero continente africano. E su questo tema infatti si sviluppa l'intera trama del film. Assisteremo, infatti, allo scontro fra l'africano Pantera Nera, T'Challa e l'afroamericano Killmonger, entrambi mossi da sentimenti e obiettivi simili (forse), ma sostenuti in maniera molto diversa.
Black Panther è nel complesso un film profondamente africano, negli scenari, nei personaggi, nelle storie, nelle musiche. Forse è anche un film che, per le sue caratteristiche e i suoi risvolti politici, verrà compreso più negli Stati Uniti che in Europa, dato che in Europa si vive una fase dell'immigrazione africana attualmente molto diversa da quella degli Stati Uniti, ma poco importa. Anche se io non vivo in un contesto in cui sono sviluppati tutti i temi affrontati dalla pellicola, sono riuscito ugualmente ad apprezzarla.
Il regista e autore della sceneggiatura Ryan Coogler (Creed - Nato per combattere), ovviamente di colore pure lui, ma statunitense, è riuscito nell'impresa non semplice di gestire la storia di T'Challa. Perché non semplice? Perché Pantera Nera non è un supereroe così conosciuto come altri personaggi, per cui non ci si può permettere di ignorare completamente la sua origine, com'è stato fatto col film dedicato all'Uomo Ragno. Però è anche un personaggio che fondamentalmente abbiamo già visto (nella terza pellicola dedicata al Capitan America) e, soprattutto, se all'inizio potevano funzionare dei film dedicati alle origini dei personaggi (com'è avvenuto con Iron Man, in parte per Hulk, Thor e Capitan America), oggi una pellicola di questo tipo potrebbe funzionare molto meno. Coogler è riuscito a gestire tutto questo. L'Uomo Ragno, appunto, ha avuto un'introduzione identica a quella di Pantera Nera, ma con molti meno problemi. Non è essenziale mettere in scena la storia che spiega come Peter Parker ha avuto i suoi poteri. Ormai lo sanno già tutti. La storia è invece diversa per T'Challa, praticamente sconosciuto, se non per qualche appassionato. Coogler è riuscito a gestire tutto questo ed ha pure fatto un buon lavoro.
Credo che abbiano fatto un buon lavoro anche gli attori, a partire dal protagonista, Chadwick Boseman, forse a tratti un po' troppo legnoso. L'unica che non mi ha convinto è Shuri (Letitia Wright), la sorella di T'Challa, che mi è parsa spesso un po' troppo in un overacting non giustificato.
Certo, siamo molto lontani dall'ironia di Spiderman: Homecoming, dal delirio comico dei Guardiani della Galassia o di Thor: Ragnarok o da quella parodia che è Guardiani della Galassia vol. 2. Un po' d'ironia non manca, come in tutti i film del MCU, ma questo resta una pellicola con contenuti politici. Poi, anche su questo tema, non aspettatevi chissà cosa, si tratta sempre di un prodotto Disney che deve far contenti bambini, adolescenti, adulti e... un po' tutti.

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