mercoledì 11 gennaio 2017

La Grande Caccia

E così eccoci alla Grande Caccia, secondo volume della lunghissima saga della Ruota del Tempo.
Dopo un inquietante prologo in cui numerosi Amici delle Tenebre, fra cui anche alcune Aes Sedai, incontrano Ba’alzamon che, evidentemente, non è morto nel finale del precedente romanzo, la narrazione riprende esattamente da dove si era fermata con l’Occhio del Mondo. La fortezza di Fal Dara ove sono riuniti praticamente tutti i personaggi principali viene attaccata da un gruppo di Trolloc e Myrddraal e Padan Fain in un bagno di sangue riesce a evadere, rubando nel contempo il pugnale di Shadar Logoth cui è legata a doppio filo la vita di Mat e il baule contenente il Corno di Valere. Seguitrà a questo evento un incontro fra l’Amyrlin Seat, la sovrana delle Aes Sedai e Rand, appositamente istruito da Lan, durante il quale Siuan Sanche, in compagnia di Moraine, rivela al ragazzo dei fiumi gemelli la sua natura di Drago Rinato.
Si costituisce una compagnia guidata da Ingtar e della quale fanno parte anche Rand, Mat, Perrin e Loial, che avrà il compito di inseguire Padan Fain e recuperare il pugnale e il Corno. Egwene e Nynaeve, invece, dovranno partire per Tar Valon, patria delle Aes Sedai, per iniziare l’addestramento che le farà diventare maghe. Delle due la parte della caccia al Corno (non a caso è anche il titolo della saga) è sicuramente la più avvincente. Il gruppo di Rand riuscirà a trovare i due oggetti per poi perderli nuovamente, con Padan Fain che si rivelerà un avversario tutt’altro che facile da sconfiggere. Il gruppo sarà anche costretto a dividersi, con Rand, Loial e Hurin, un umano con la capacità di fiutare le tracce lasciate dagli episodi di violenza, catapultati in un mondo alternativo tramite una Pietra Portale accidentamente attivata da Rand (o almeno così lo stesso Rand pensa). Nel mondo alternativo oltre a incontrare Ba’alzamon, i tre si imbattono anche una donna bellissima e misteriosa, Selene, che pare avere un fortissimo, ma inspiegabile ascendente su Rand.
Molto meno interessante, almeno per me, è la parte che riguarda la formazione di Egwene e Nynaeve a Tar Valon. Le due ragazze dei fiumi gemelli incontrano qui Min ed Elayne e le quattro ragazze diventano subito amiche, con Egwene, non senza imbarazzo, che attratta dal fratello di Elayne, pensa sempre meno al suo ormai ex-promesso sposo Rand. Venute a sapere delle difficoltà di Rand e soci, cercheranno di fuggire per raggiungerli.
In questo romanzo facciamo anche la conoscenza dei Seanchan, che sono i discendenti di coloro che furono guidati da Luthair Paendrag Mondwin, uno dei figli di Artur Hawkwing, al di là dell’oceano Aryth mille anni prima. Si tratta di un popolo spietato che ha risolto i problemi relativi alla magia uccidendo tutti gli Aes Sedai maschi e schiavizzando tutte le Aes Sedai femmine, trasformate così in Damane, poco più che animali d’affezione dei quali sfruttare le capacità magiche. I Seanchan iniziano in questo romanzo a invadere il continente da cui partì la spedizione dei loro antenati.
In una convergenza finale sempre più concitata, in cui arrivano nella citta di Falme occupata dai Seanchan il gruppo di Rand, le ragazze fuggite da Tar Valon, Padan Fain e i Figli della Luce, Rand dovrà affrontare nuovamente ed eroicamente Ba’alzamon.
Senza dubbio questo romanzo non tradisce le aspettative rispetto al precedente e, anzi, se possibile lo supera. Ormai abbiamo un mondo sempre più definito e particolare, con nuovi personaggi e addirittura nuovi popoli che entrano in gioco e una trama che si complica ulteriormente. Vediamo come il continente sia stato elaborato nei minimi dettagli e anche la trama principale abbia raggiunto un notevole livelli di complessità. Anche tutte le ipotesi di somiglianza con il Signore degli Anelli che potevano essere avanzate all’inizio del primo romanzo non hanno più fondamento.
Questo è anche un romanzo che vede l’evoluzione della maggior parte dei personaggi principali, che stanno iniziando a essere qualcosa di diverso da ciò che erano quando è iniziato il tutto. Primo fra tutti Rand. Il ragazzo, oltre a essere, con lo zampino di Moraine, sempre riconosciuto come un lord, cosa che desta qualche fastidio da parte dei suoi amici, tende anche a essere sempre più isolato, a causa del suo timore di portare la distruzione per via dei suoi poteri magici, che ancora non sa controllare e che sono destinati a portarlo alla pazzia. Rand non crede di essere il Drago Rinato, ma, in ogni caso, sa ormai con certezza di possedere poteri magici e come tutti gli uomini dotati di poteri magici il suo destino è infausto. L’unica soluzione è fuggire, isolarsi e nascondersi. Ma gli eventi e il suo senso del dovere gli impediscono di farlo.
L’evoluzione è percepibile anche in Mat e Perrin, il primo sempre più legato al pugnale di Shadar Logoth e il secondo ormai consapevole dei suoi insoliti e selvaggi poteri, ma, causa il poco spazio dedicato ai due personaggi in questo romanzo, probabilmento le trasformazioni verrano approfondite successivamente. Più rilevante è Nynaeve, la quale, ben più di Egwene, sembra dotata di poteri magici e quando l’ex-Sapiente decide di scatenarli, pochi possono resisterle.
Complessivamente si tratta quindi di un buon romanzo, che eleva il già buon livello della saga iniziato col primo libro pubblicato. Nella Grande Caccia è possibile rilevare tutti i punti di forza di Jordan, quali l’enorme impianto narrativo, la buona costruzione dell’ambientazione, la complessità della trama, la caratterizzazione dei personaggi, l’intensità di certi momenti narrativi. S’intravvedono per la verità anche alcuni difetti, quali un’eccessiva attenzione ai dettagli, alcuni dei quali non sempre significativi, una certa tendenza dei personaggi a ripetersi (ad esempio Rand, Mat e Perrin, tutte le volte che hanno a che fare con una donna, non sanno cosa fare e sono convinti che i loro amici saprebbero come comportarsi. D’accordo, questo li caratterizza, ma non c’è bisogno di ripeterlo in continuazione…), una presunta “immortalità” di alcuni personaggi (nel senso che, anche quando sono in pericolo e la tensione è effettivamente presente, si capisce che, comunque, alla fine si salveranno. Ci sono autori che creano personaggi la cui vita è costantemente appesa a un filo. Non è il caso di Jordan). Mi sento quindi di promuovere ampiamente questo romanzo, non senza qualche timore che, in una saga di 14 lunghissimi romanzi (più un prologo), i difetti che già ora si notano possano acquistare un peso maggiore.


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