martedì 4 aprile 2017

Gravity

Lo spazio non è per gli esseri umani. Siamo più o meno abituati a vedere film di fantascienza ambientati nello spazio dove sostanzialmente nulla è diverso dalla Terra. Tutti si muovono in astronavi all'interno delle quali esiste uno dei trucchi più diffusi della fantascienza spaziale: la gravità artificiale. Astronavi o basi spaziali gigantesche, nelle quali lo spazio vitale è del tutto paragonabile a quello che viviamo tutti i giorni. Ma lo spazio non è così. Lo spazio è qualcosa di alieno, perché profondamente diverso dalla quotidianità e dalla percezione che abbiamo di essa.
Recentemente ho molto apprezzato l'approccio del meraviglioso Interstellar di Christopher Nolan, il quale ci ha ricordato che se vogliamo percorrere grandi distanze nell'universo dobbiamo fare i conti con la relatività.
Certo, è divertente guardare film come Star Trek, ma quando vediamo astronavi che stanno per essere risucchiate all'interno di un buco nero e poi, con un'accelerata, riescono a scappare, senza che ciò abbia alcun risvolto dal punto di vista temporale, sono colossali cazzate.
E allora parliamo di Gravity che questo, in effetti, è il suo post!
Gravity è definibile un film di fantascienza, ma solamente perché si svolge nello spazio. Diciamo che sarebbe più corretto definirlo un film "spaziale" o, se vogliamo, un film che descrive il mondo degli astronauti. Ma non quelli dei normali film di fantascienza, quelli reali, tipo i mitici Jurij Gagarin o German Titov o i nostri recenti Luca Parmitano o Samantha Cristoforetti (che poi è andata nello spazio un anno dopo Gravity). E Gravity potrebbe anche svolgersi ai giorni nostri.
I protagonisti principali sono l'astronauta novellina Ryan Stone, interpretata dall'ancora bellissima Sandra Bullock e dal veterano all'ultima missione Matt Kowalsky, interpretato dall'efficace George Clooney (non è la prima volta che incontro un personaggio che si chiama Kowalsky o Kowalski. Dev'essere un cognome che piace molto agli autori). Ryan e Matt hanno raggiunto, insieme ai restanti componenti della squadra, il telescopio Hubble (che esiste veramente) tramite uno Shuttle per effettuare delle manutenzioni. Il tutto è totalmente realistico e ben costruito. Le emozioni di Ryan, a disagio a lavorare in assenza di gravità nel vuoto cosmico e la spavalderia di Matt (come può non essere spavaldo uno che più volte è uscito dall'atmosfera terrestre ed è tornato?).

Poi succede il guaio.
I Russi distruggono con un missile un loro satellite, ma ciò causa un'onda di detriti che si muovono ad elevatissima velocità attorno alla Terra distruggendo tutto ciò che incontrano, aumentando il numero di detriti. Ora qui viene da pensare che gli americani non abbiano ancora digerito il fatto che i primi ad arrivare nello spazio siano stati i russi e vogliono che la causa di ciò che avviene sia imputabile a una loro azione. Ma chiudiamo la parentesi.
Il telescopio Hubble viene raggiunto e distrutto dai detriti. Viene distrutto anche lo Shuttle e tutti gli astonauti muoiono, lasciano gli unici sopravvissuti, Ryan e Matt, alla deriva. Non è uno spoiler, tutto questo si capisce già dal trailer.
Credo che per un "terrestre" non sia semplice capire cosa significhi essere alla deriva nello spazio, ma Gravity è riuscito a farmelo capire. Perché nello spazio se io inizio a muovermi, non mi posso fermare, a meno che non abbia una fonte di energia per farlo. E se inizio a muovermi allontanandomi dalla Terra... ciao! E se inizio a roteare su me stesso, come faccio a smettere? Questo è ciò che accade a Ryan. Matt, invece, è l'unico che riesce a muoversi, perché è dotato di uno zaino jet e così può recuperare Ryan e trascinarla collegandola a un cavo. Da questo punto si sviluppa il film. Ryan e Matt sono soli nello spazio, lo Shuttle è inutilizzabile e le comunicazioni con la Terra sono cessate, a causa della distruzione della magior parte dei satelliti. Le speranze sono ridotte al minimo e l'unico modo per salvarsi è raggiungere "a piedi", cioè muovendosi nello spazio utilizzando lo zaino jet di Matt, la Stazione Spaziale Internazionale (che esiste realmente).
Il film è tutto qui. Con scenari pazzeschi della Terra vista dallo spazio, quella Terra così confortante e apparentemente vicina, ma irraggiungibile dai protagonisti e l'angoscia di non riuscire a sopravvivere. Lo spazio vuoto e silenzioso che diventa esso stesso terrificante antagonista.
Gli attori sono ottimi. Da Sandra Bullock, che a volte ha fatto buoni film, ma altre... insomma, ma che questa volta offre il meglio possibile a George Clooney, che sembra nato per interpretare lo scanzonato Matt Kowalsky, dalla battuta facile, allegro, propositivo e sempre pronto a trovare una soluzione anche nella situazione più grave.
Per la verità Gravity è un film pieno di errori scientifici. Non sto a elencarli tutti, anche perché in Internet è pieno di pagine che già ne parlano e comunque sono certamente più efficaci le parole dell'astronauta Samantha Cristoforetti in questa intervista al Messaggero. A essere sinceri, guardando qualsiasi altro film di fantascienza spaziale di errori ce ne sarebbero molti di più, ma in questo, che vorrebbe essere altamente realistico, forse si notano un po' di più (è inutile cercare gli errori scientifici di Guerre Stellari, quella è una colossale cazzata!). Non mancano anche alcune perplessità. Come, ad esempio, il fatto che ovunque arrivino i protagonisti, poi la base spaziale viene distrutta ed è necessaria una nuova rocambolesca fuga. Ma posso anche capire che fare un film in cui due astronauti guardavano la Terra in attesa di morire sarebbe stata una palla clamorosa.
In ogni caso Gravity è una pellicola che ci apre la visuale all'immensità del cosmo. Un film in cui i pregi, tanti, superano indubbiamente i difetti, pochi.
Da vedere, a prescindere dal fatto che si ami o meno la fantascienza.

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