lunedì 10 aprile 2017

Passengers

Passengers è un film di fantascienza che non è di fantascienza. O, diciamo così, è un film che vira su altro, ma con un'ambientazione fantascientifica.
La pellicola di Tyldum ha ricevuto pesanti stroncature e qualcuno l'ha definita un fiasco di critica e di pubblico. Sarà, ma con un budget di 110 milioni di dollari, ne ha incassati 300, proprio male non è andata!
Andiamo alla trama.
L'astronave completamente automatizzata Avalon, di proprietà di una multinazionale, sta compiendo un lungo viaggio interstellare con a bordo un equipaggio di 258 persone e 5000 passeggeri, tutti ibernati.
L'obiettivo è raggiungere una colonia su un pianeta abitabile. Il viaggio è del tutto automatizzato e i passeggeri si dovranno svegliare 4 mesi prima dell'arrivo, vivere una sorta di crociera nello spazio e iniziare una nuova vita. Il viaggio durerá in tutto 120 anni, per cui passeggeri ed equipaggio non vedranno più amici e parenti lasciati sulla Terra.
L'astronave è attrezzata per superare ogni tipo di avversità, ma accade un imprevisto. Avalon attraversa un gruppo di asteroidi, dei quali uno un po' troppo grosso e riporta dei danni. Proprio questi danni, non si capisce come, porteranno all'interruzione del sonno criogenico di uno dei passeggeri, il meccanico Jim Preston (Chris Pratt). Jim si troverà così in un'assurda situazione: potrà beneficiare di tutte le comodità previste per i passeggeri dell'astronave Avalon, limitate al fatto che lui, avendo una fascia di reddito bassa, non può accedere a tutto, ma non potrà mai giungere a destinazione, perché l'arrivo è previsto dopo 90 anni. Jim tenta anche di contattare la Terra, ma, fra andata e ritorno, la risposta al suo messaggio potrà arrivare solo dopo 55 anni!
ATTENZIONE, QUI C'E' UNO SPOILER, MEGLIO LEGGERE SOLO DOPO AVER VISTO IL FILM
Jim resisterà da solo più di un anno, poi cederà alla tentazione di svegliare un altro passeggero, la bella Aurora Lane (Jennifer Lawrence), scrittice, della quale ha letto tutto durante la sua permanenza sull'astronave. E qui mi fermo, altrimenti spoilero troppo, anche se il trailer ha fatto di peggio.
Il film si suddivide fondamentalmente in tre parti.
Nella prima abbiamo Jim solo e disperato all'interno dell'Avalon, in un'assurda e inquietante situazione. Con lui ci sono più di 5000 persone, ma sono tutte ibernate e si sveglieranno solamente quando sarà morto. Si passa da un'iniziale incredulità, alla determinazione a trovare una soluzione, alla rassegnazione, con l'intento di vivere nel modo migliore possibile, alla depressione. La parte non è male, anche se va detto che Chris Pratt, che per me è un ottimo attore, si trova più a suo agio in situazioni in cui può dare libero sfogo alla sua verve comica, piuttosto che in parti che avrebbero dovuto essere drammatiche come questa. Ma comunque regge bene sulle sue spalle questa prima parte del film. Anche la sceneggiatura forse contiene qualche errore, almeno per come l'ho visto io, alternando al dramma alcuni episodi comici che allentano troppo la tensione. Magari sono anche adatti a Pratt, ma disturbano quel senso di angoscia che avrebbe dovuto essere opprimente e che è fondamentalmente quello che doveva comunicare l'inizio della pellicola.
La seconda parte inizia col risveglio di Aurora. Ed è quella più sentimentale. Per la verità anche Aurora vive lo stesso dramma di Jim, ma in questo caso lei non è sola e il film vira più che altro sulla storia d'amore fra i due. Sicuramente questa seconda parte è quella venuta meglio ed è, probabilmente, l'obiettivo dell'intera sceneggiatura. Certo, tutto quello che accade è abbastanza prevedibile, ma non stiamo guardando un thriller, ci può stare, questo tipo di storia non necessita di colpi di scena. Forse si poteva rendere meglio quel filo di tensione che avrebbe dovuto disturbare Jim, legata al fatto che Aurora non sa che è stato lui a svegliarla, avrebbre aggiunto un po' di interesse in più.
E così arriva la terza parte, che inizia proprio con Aurora che scopre l'inganno di Jim, rompendo l'idilio fra i due, ma poi la pellicola sbrocca. Non era nemmeno partita male. Aurora ora odia Jim e non lo vuole nemmeno vedere. E quindi quel piccolo Eden che era lo spazio ristretto dell'astronave (si parla comunque di un chilometro) si trasforma in un inferno. Però chi ha scritto la sceneggiatura, John Spaihts (che, ai tempi di Prometheus, deve aver imparato da Damon Lindelof come si rovinano le buone idee), deve essersi ricordato che il film è di fantascienza e ha voluto per forza infilarci il plot da blockbuster, con l'astronave che rischia di distruggersi e Jim ed Aurora che eroicamente cercheranno di salvare l'ignaro equipaggio, con scene d'azione tirate per i capelli, buchi logici e assurdità a secchiate, Jim che aggiusta cose a caso, come se fosse un ingegnere aerospaziale, non un semplice meccanico (come se conoscesse a memoria l'intero progetto dell'immensa astronave, prende oggetti non ben identificati e senza dubbi di sorta li sostituisce ad altri danneggiati. E tutto magicamente riprende a funzionare!) e via dicendo.
Peccato, perché tutto sommato, anche se non ci troviamo davanti a un capolavoro, l'idea di fondo poteva anche essere interessante e una buona sceneggiatura avrebbe potuto portare a un risultato apprezzabile. Si poteva lavorare sulla solitudine, molto di più di quanto non si sia fatto. Si poteva lavorare di più sull'aspetto sentimentale. Jim e Aurora s'innamorano veramente o la loro è solo disperazione reciproca? E dopo la passione poteva giungere la noia, potevano esserci attriti dovuti a questa vita solitaria obbligata. Anche dopo la scoperta dell'inganno di Jim, si poteva lavorare di più sulla sua scelta antietica e totalmente egoista, ma proprio quando il film pareva andare in questa direzione, ecco che il rapporto fra i personaggi si sistema, perché troppo impegnati a sopravvivere e salvare i restati passeggeri. Insomma un film di fantascienza che, come insegna il genere, poteva far pensare lo spettatore, affrontando numerosi temi anche etici, ma che butta tutto su un finale d'azione che poteva anche non esserci e che, diciamocelo, come credibilità è un po' traballante. Fra l'altro il trailer termina con una frase pronunciata da Jim che suona più o meno così: "deve esserci un motivo se siamo qui". Io non ricordo di aver sentito Jim pronunciare questa frase nel film, quindi direi che è solo un espediente inserito nel trailer. Peccato, perché anche su questo tema si poteva approfondire. La coincidenza. Se fortuitamente Jim non si fosse svegliato anticipatamente e non fosse stato un meccanico (vabbè, un supermeccanico in grado di riparare qualsiasi cosa, ma lasciamo stare...), chi avrebbe riparato l'astronave? Se Jim non avesse svegliato Aurora, chi l'avrebbe aiutato SPOILER!!! a compiere il gesto finale che salva le oltre 5000 persone ibernate?
Nel cast anche Michael Sheen che interpreta magnificamente un androide barman, per lungo tempo unico compagno di Jim, ma troppo macchina per garantirgli quel contatto umano necessario per sopravvivere e Laurence Fishburne, un tecnico dell'equipaggio della nave che all'improvviso si sveglia, infilato nel film un po' alla cazzo per creare qualche espediente che, evidentemente, John Spaihts non riusciva a creare diversamente.
Passengers è quindi un film non malvagio, ma purtroppo deludente, basato su una sceneggiatura debole e diretto in maniera non certo magistrale, che regge solamente grazie a buoni effetti e a buoni attori che comunque salvano la baracca.

Nessun commento:

Posta un commento