mercoledì 10 luglio 2019

La compagnia guerriera - Dampyr n. 232

Mi ero ripromesso di riuscire a recensire ogni numero uscito in edicola di questa serie, ma poi i buoni propositi hanno fallito, troppi impegni per riuscirci. Quest'albo, però, meritava uno sforzo in più e quindi ecco ritornare Dampyr su questo blog.
La compagnia guerriera è un albo che riunisce varie linee narrative (quella dei Grandi Antichi, quella del multiverso e quella della lotta fra amesha e demoni) e che riprende vecchie trame di albi passati. Abbiamo infatti la compagnia di amazzoni guerriere capitanata da Rhaleya già conosciuta negli albi 173 e 174 (Il segno di Alastor e Il trono del dio oscuro), nei quali dovette affrontare il principe infernale Alastor, il simpatico demone cavaliere Savnok ospite frequente della serie e i Grandi Antichi ripresi dalla mitologia inventata da Lovecraft, spesso presenti negli ultimi albi.
Un albo dai marcati aspetti fantasy, genere già altre volte esplorato, sempre con successo, dagli autori di Dampyr, eroico, avvincente, intrigante e corale. Il maestro Mauro Boselli, infatti, riesce a inserire in quest'albo moltissimi personaggi, dedicando a tutti uno spazio adeguato e sufficiente. Oltre ad Harlan, Kurjak (spalla spiccatamente protagonista in questa occasione) e Tesla, abbiamo le guerriere Rhaleya, Dandy, Melany ed Asa, uno scout khandariano introdotto in quest'albo, Savnok, brevi comparse di Caleb, Nikolaus, Iblis, Abraxas, Arioch e Dagon, oltre ad altri personaggi minori comunque ben inseriti... nonché il grande Chtulhu che vediamo anche in copertina.
Un albo che funziona in tutte le sue parti, sia quelle di azione (e che azione!), sia le altre, dovendo fra l'altro narrare episodi che riguardano personaggi che si trovano in luoghi diversi e quindi la sceneggiatura salta continuamente fra i vari gruppi.
Un albo che si legge tutto d'un fiato e porta a essere riletto, oltre a invitare la rilettura di parecchi albi passati.
Un albo, infine, che abbraccia con coraggio e senza esitazioni il fantasy, un genere che in teoria (ma solo in teoria) dovrebbe essere estraneo alla serie, sfornando una storia in stile sword & sorcery che personalmente ricorderò a lungo e che lascia aperte numerose opzioni per la conclusione che avremo modo di leggere sul prossimo numero.
Si può notare come Dampyr, negli ultimi 3-4 anni, abbia avuto un'accelerata, con una serie incredibile di albi fondamentali che hanno concluso o comunque fatto evolvere in maniera decisiva macrotrame o sottotrame fra le più importanti del fumetto. Sia quelle legate alle due principali linee narrative (quella dei vampiri e quella dell'eterna lotta fra bene e male), sia quelle delle nuove linee narrative (che poi nuove non sono, dato che le abbiamo incontrate già nei primi albi), quella del multiverso e quella dei Grandi Antichi, soprattutto la seconda, spesso presente ultimamente. Con una capacità, della quale bisogna rendere onore agli autori e soprattutto a Mauro Boselli, di riuscire a fonderle fra loro senza creare pasticci, andando ad impreziosire sempre di più l'ormai mastodontica ambientazione di Dampyr, costruita mattone su mattone, albo su albo, in vent'anni di vita editoriale.
Per gli amanti del fantasy quest'albo ha quindi un valore aggiunto. Un fantasy, quello di Boselli, che riesce, pur provenendo da una serie di altro genere, a superare quello della serie fantasy della Bonelli Dragonero. Dove Dragonero rischia a volte di essere un po' troppo imbalsamato, legato a un'ambientazione, comunque ben fatta, che ne limita la capacità di azione, qui Boselli può spaziare un po' dove vuole, sperimentando anche generi diversi di fantasy, senza il rischio di incorrere in contraddizioni, buchi logici o incoerenze di ambientazione. Una libertà che viene perfettamente sfruttata in questa serie.
Ora non resta che attendere la scoppiettante conclusione.

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