martedì 9 maggio 2017

Under the skin

Quando vedo lungometraggi come questo ho sempre il dubbio di trovarmi in quell'effimero confine che separa l'opera di un genio del cinema che io fatico a comprendere dalla cagata pazzesca senza capo né coda. Un film originale che non si fa problemi a rompere gli schemi o un insieme di scene senza senso che hanno l'unico obiettivo di far vedere Scarlett Johansson nuda?
Ma di cosa parla Under the skin, quest'insolito film del 2013 tratto dal romanzo Sotto la pelle, prima opera di Michel Faber? Che poi non capisco questa mania di non tradurre più i titoli dei film. Se il titolo in inglese contiene un gioco di parole o un significato che si perde con la traduzione mi sta bene, ma se la traduzione letterale (com'è stato fatto per il romanzo) è più che fedele all'originale, perché non farla? Under the skin è meglio di Sotto la pelle? C'è un significato recondito nelle parole Under the skin che io non riesco a cogliere?
Ma torniamo alla trama, di cui non ho ancora scritto nulla.
Protagonista assoluta della pellicola è Laura (Scarlett Johansson appunto), un'aliena giunta sul nostro pianeta in concomitanza con l'inizio del film con l'obiettivo di catturare degli uomini. Laura è fredda, distaccata ed efficiente, ma il contatto con gli umani finirà per trasformarla.
Tutto qui, la trama è solo questo.
In realtà il romanzo è molto di più. Gli umani catturati, destinati a essere mangiati dagli alieni, diventeranno veri e propri animali da allevamento, in un impianto sotterraneo in cui vengono mutilati e ingrassati, prima di essere trasformati in bistecche da parte di una multinazionale aliena che si occupa di commerciare carne umana. Non l'ho letto, ma già da queste poche righe si capisce che il romanzo contiene parecchi spunti di riflessione. Il film, invece, sceneggiato dallo stesso regista Jonathan Glazer e da Walter Campbell svuota il romanzo dai suoi contenuti, riducendolo al minimo. Capiamo che Laura è un'aliena o qualcosa del genere tramite un lungo prologo allucinato (nel romanzo, invece, la natura di Laura è un colpo di scena) nel quale assistiamo a una sorta di nascita della creatura e poi si parte. Un misterioso motociclista interpretato da Jeremy McWilliams (che non è un attore, ma realmente un motociclista britannico. Partecipò all'ultima doppia gara del mondiale Superbike nel 1993 e poi, sempre dal 1993 al 2014, anno del ritiro, ai Motomondiali spostandosi fra la classe 500, la 250 e la MotoGP. Di lui si ricordano 5 podi: un terzo posto nel 1999 in 250; 2 terzi posti nel 2000 in 500; ancora un terzo posto e l'unica vittoria nel 2001 in 250, l'anno migliore in cui raggiunse la sesta posizione finale nel campionato) e che comparirà ogni tanto in tutto il film, raccoglie una donna (morta? svenuta?) in mezzo a dei cespugli a lato di una strada e la carica in un furgone. Fra l'altro non viene chiarito cosa ci faccia lì quella donna, come mai sia in quello stato e come faccia il motociclista a sapere che si trovava lì. All'interno del furgone, uno spazio bianco infinito, vediamo Laura nuda che sveste la vittima e ne indossa gli abiti. La donna, interpretata da Jessica Mance (che non mi risulta abbia interpretato altre pellicole) sembra assomigliare a Laura, ma Laura non s'impossessa del suo aspetto, della sua pelle, ma solamente dei suoi vestiti. Il tema dell'indossare la pelle umana comparirà anche più avanti, ma anche nel secondo caso sembra che sia una trama morta. Da qui in avanti, comunque, tutte le restanti vittime saranno uomini, adescati da Laura.
Laura vaga per le strade della Scozia col suo furgone osservando gli esseri umani e cercando di rimorchiarne qualcuno. Quando trova qualche uomo solo lo conquista e lo porta in un'abitazione fatiscente all'interno della quale si trova uno spazio nero infinito ove, con soluzioni sceniche surreali, gli umani vengono catturati.
Glazer è uno che ci va giù pesante.
Intanto, a parte Scarlett Johansson, tutti gli altri attori sono semisconosciuti. Presumo che molti di essi non siano nemmeno attori professioniti. Gli unici due con lavori cinematografici alle spalle sono Paul Brannigan (scozzese, La parte degli angeli, Sunshine on Leith e una serie TV inedita in Italia) e Kryštof Hádek (ceco, protagonista di Dark Blue World e di altri film inediti al di fuori della Repubblica Ceca), Tutte le comparse, invece, sono ignari scozzesi che vengono ripresi da una telecamera nascosta mentre la protagonista vaga per le strade. E quindi l'osservazione della vita reale degli umani è vera e non ricostruita in un set cinematografico. Uno dei personaggi incontrati da Laura e che si rivelerà fondamentale per la trama della pellicola è un ragazzo con il viso completamente deforme a causa di una malattia chiamata neurofibromatosi. L'attore è Adam Pearson, un ragazzo realmente affetto da neurofibromatosi e il cui aspetto è reale. Under the skin è stata la sua prima esperienza cinematografica, seguita da qualche altra apparizione in altri lavori negli anni seguenti.
Under the skin è una pellicola girata utilizzando spesso campi lunghi e inquadrature fisse interminabili, accompagnato dalle musiche stranianti della compositrice britannica Mica Levi (alla sua prima colonna sonora. Lavorerà poi nel 2016 alle musiche del film Jackie, con Natalie Portman, dedicato alla vita di Jacqueline Kennedy), che vengono inserite nel prologo e tutte le volte che assistiamo alle surreali scene di cattura. E' come se la musica, dalla sonorità così insolita e disturbata, servisse per ricordarci che abbiamo a che fare con degli alieni, esseri totalmente distanti da noi, anche nelle loro percezioni. Proprio questa percezione aliena della realtà è un altra delle chiavi della pellicola.
Chi, invece, finirà per avvicinarsi agli umani è proprio la protagonista, che all'inizio rimane impassibile, ma sarà sempre più colpita dall'umani che ha attorno, arrivando a percepire l'umanità quasi di più di quanto non vi riesca l'umanità stessa.
Ma queste sono supposizioni, perché resta sempre il solito tarlo: Under the skin è veramente un'opera difficile e profonda o Jonathan Glazer ci ha presi tutti per il culo? Che se la realtà fosse quest'ultima, non gli è andata tanto bene, dato che il film, costato ben 13,3 milioni di dollari, ne ha incassati meno di 5,4! I dialoghi sono scarni ed essenziali e le vicende descritte mancano spesso di collegamenti, per cui ciò che avviene e soprattutto il perché lo spettatore se lo deve spiegare da solo.
Le soluzioni visive, difficili da descrivere per me che non sono un esperto, sono tutte valide e ricercate, anche se, va detto, spesso ho avuto la sensazione di vedere delle sequenze che duravano più del necessario. In alcuni casi probasbilmente queste sono scelte volute, ma il risultato, non voluto, è la noia.
In rete è possibile trovare recensioni di tutti i tipi. Si va da stroncature pesanti e forse eccessive (ma ho quasi l'impressione che alcuni abbiamo visto questo film solamente perché sapevano che ci sarebbe stata Scarlett Johansson svestita) ad analisi approfondite che sfiorano l'entusiasmo, dove pare che chi le ha scritte sia andato ben oltre il regista stesso.
Alla fine Under the skin resta, per me, un film indecifrabile, per il quale mi diverte leggere o ascoltare le variegate opinioni di chi l'ha visto, ma che non riesce mai a passare di qua o di là da quel confine di cui scrivevo all'inizio.

Nessun commento:

Posta un commento