10 giugno 2026

Altered carbon


Avevo iniziato a guardare la serie TV Altered carbon su Netflix, poi il poco tempo a disposizione mi ha fatto tirare le cose un po' troppo per le lunghe e a un certo punto mi sono accorto che avevo praticamente mollato senza nemmeno essermene reso conto. Eppure Altered carbon, al netto di qualche difetto, non è mica male e ha molti spunti interessanti. E mi sono deciso a leggere il primo romanzo della serie. Altered carbon, appunto. Bay City è il titolo originale.

L'idea cardine di tutta la trilogia e della serie TV sono le pile corticali.
Cioè?
Cioè il fatto che le persone hanno una "pila", un dispositivo, impiantato alla base del cranio in cui viene registrata l'identità dell'individuo che la possiede con tutti i suoi ricordi. Questo ha un risvolto molto rilevante: alla morte della persona è sufficiente prelevare la pila e trasferirla in un altro corpo, che può essere naturale o sintetico. E infatti i corpi vengono chiamati "custodie". E le ferite (o anche le uccisioni!) delle custodie vengono chiamati "danni organici".
Fare un viaggio interstellare diventa molto facile, perché anziché un corpo è sufficiente trasmettere i dati della pila corticale e montarla su una nuova custodia. Se però uno uccide una persona e distrugge la pila, quella persona muove definitivamente. Altrimenti è solo la custodia a venir danneggiata. In più le persone molto ricche, che possono permettersi dei cloni dei propri corpi, periodicamente scaricano i dati della propria pila in dei server. In questo modo hanno sempre dei corpi giovani e sono praticamente immortali. Vengono chiamati Mat, da Matusalemme (nell'originale era Meth da Methuselah). Ci sono anche i Neo-Cattolici, dei religiosi che invece sono contrari all'uso delle pile. Poi chi ha meno soldi si deve accontentare delle custodie che trova.

Ecco, questo è il contesto.

Il protagonista è Takeshi Kovacs. Nome giapponese e cognome slavo? C'è un perché. Takeshi viene da Harlan's World, che è un pianeta lontano dal Sistema Solare, colonizzato dagli esseri umani. E là ci sono andati per lo più dei giapponesi e degli slavi.
Kovacs è uno Spedi, cioè un soldato che fa parte dei corpi di spedizione (Envoy nell'originale), una forza militare diciamo estrema, al soldo del Protettorato, con lo scopo di mantenere l'ordine e reprimere le ribellioni nei vari mondi colonizzati. Gli Spedi possono viaggiare fra le stelle, ma il viaggio avviene tramite l'agotransfer ossia la trasmissione del contenuto delle pile corticali. Gli Spedi quindi vanno a occupare delle custodie che non sono le loro e per questo vengono addestrati per massimizzare le capacità dei corpi che utilizzano. In più in questi corpi ci sono dei neurochim, dei sensori chimici che a loro volta potenziano le custodie.

E non ho ancora iniziato con la trama!

Laurens Bancroft è un Mat. Uno molto potente, che ha centinaia di anni. Un giorno si è suicidato, distruggendo anche la sua pila corticale. Poco male, dato che come tutti i Mat aveva scaricato la sua identità, per cui la sua pila è stata rimontata su un clone del suo corpo. Ma non ha più i ricordi delle ultime ore e non crede affatto di essersi suicidato, anche se le indagini della polizia sono arrivate a questa conclusione.
Laurens ha assoldato quindi Takeshi. Kovacs infatti ha lasciato gli Spedi per unirsi ai ribelli. La sua custodia è stata distrutta e la sua pila messa in prigione (cioè in stasi, senza custodia) per 250 anni. Laurens quindi lo libera e lo mette nel primo corpo che trova, quello di Elias Ryker, un poliziotto che è stato arrestato e la cui pila è stata messa in prigione. Nonché compagno di Kristin Ortega, la poliziotta che aveva indagato proprio sul caso di Bancroft.

Da queste premesse inizia un romanzo cyberpunk/noir molto crudo e con un'ambientazione ben fatta e coinvolgente.
E anche un po' difficile.
I personaggi sono parecchi e sinceramente a un certo punto ho iniziato a chiedermi chi fossero e se li avessi già visti prima. Alla confusione ha contribuito anche il fatto che la trama, nella serie TV, anche se generalmente è la stessa, ha alcune variazioni non da poco.
Poi Richard Morgan è uno che non sta tanto a spiegare. Le cose succedono punto e basta e lui le racconta come se il lettore fosse dentro al mondo che Morgan ha inventato. E sarà un problema del lettore capire esattamente cosa sta succedendo.
Il punto di vista è sempre quello di Takeshi Kovacs, anche perché il romanzo è scritto in prima persona e quindi è possibile un solo punto di vista, cosa che potrebbe semplificare un po' la lettura, ma fino a un certo punto, perché in questo modo noi sappiamo solo quello che sa Kovacs. Fra l'altro in questo modo noi non abbiamo la minima di quello che sia successo la notte che Bancroft è stato ucciso, esattamente come Takeshi.

C'è anche qualche fattore negativo. Alcune frasi o addirittura alcune mezze pagine ho dovuto rileggerle, perché non avevo capito esattamente cosa Morgan volesse dire. Questo è aggravato anche dal fatto che l'ambientazione futuristica cyberpunk creata dall'autore è di una coerenza e di una solidità impressionante ed è anche sviluppata nei dettagli. E Morgan non si dilunga in spiegoni, come se ciò che ci descrive fosse esattamente la nostra realtà, che quindi non ha bisogno di essere spiegata. Se scriviamo un romanzo che si svolge ai giorni nostri non abbiamo la necessità di spiegare al lettore cos'è internet o cos'è uno smartphone, tanto lo sa già. Ecco, Morgan tratta il suo futuro nello stesso modo. E ciò è anche stilisticamente ben fatto: dato che tutta la narrazione è in prima persona, che senso avrebbe se Takeshi si mettesse a spiegare quello che vede?

Da quello che leggo in internet sembra che il secondo romanzo sia parecchio diverso dal primo. Vedremo. E soprattutto vedremo se questo sarà un difetto o un valore aggiunto, comunque questo primo romanzo della trilogia è promosso, al netto di qualche imperfezione.

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