01 giugno 2026

Tuner: L'Accordatore


Non sapevo che esistesse la mansione dell'accordatore di pianoforti e non immaginavo nemmeno che fosse così emozionante, fra belle pianiste e rapine in ville di lusso. Ma forse qui qualcuno ci ha un po' ricamato sopra.

Andiamo alla trama.
Niki (Leo Woodall) è un accordatore di pianoforti un po' sfortunato. Pianista formidabile fin da bambino, ha dovuto interrompere la promettente carriera da pianista a causa di una rara patologia, l'iperacusia ossia ci sente troppo. 
Niki, che deve tenere sempre dei tappi preformati nelle orecchie, cui aggiunge anche delle cuffie per limitare ulteriormente il rumore, in quanto orfano è stato simbolicamente adottato da Harry (un carismatico Dustin Hoffman) che lo ha fatto diventare un accordatore e dalla moglie Marla (Tovah Feldshuh.
Per lo più Harry e Niki accordano pianoforti che si trovano in delle ville e che nessuno usa, ma ogni tanto hanno anche compiti un po' più prestigiosi all'interno di teatri. Ed è qui che Niki, con l'aiuto di Harry, conosce la bella Ruthie (Havana Rose Liu). E in una villa conosce anche Uri (Lior Raz), titolare che di una società di sicurezza che rapina i suoi stessi clienti. E a cosa gli serve Niki? Semplice, col suo superorecchio riesce ad aprire le casseforti.

La trama è senz'altro originale e siamo subito portati a provare simpatia per il povero e sfortunato Niki, cui la vita ha praticamente portato via tutto, ma che riesce comunque a essere sereno malgrado, lo capiremo verso la fine, si sia costruito una solida corazza che non permette di vedere all'interno.

Niki è fondamentalmente un bravo ragazzo e se delinque (e lo fa) è solo per nobili motivazioni. Da questo punto di vista la storia resta classica. Il protagonista non ha ombre o zone oscure e anche l'unica ombra in realtà non è altro che un ulteriore aspetto positivo del suo animo. Una pellicola, quindi, assolutamente lineare, senza particolari contraccolpi. Pure la storia d'amore non esce dai binari standard.
A Niki piace Ruthie, ma si fa avanti soli grazie a Harry (anzi, è quel vecchio volpone di Harry che lo fa avanti!). Inizialmente Ruthie non pare interessata, ma il destino li farà incontrare e reincontrare e scoccherà la scintilla. Cioè, insomma, una storia già letta o vista parecchie volte.
Se la storia d'amore resta abbastanza piatta, è la parte noir del film che regala qualche emozione in più. Perché se delinqui, sei un delinquente. Non fa una piega. E quando scegli certe strade non è che a un certo punto puoi dire: "OK, basta, io mi fermo qui." Non è una bevuta fra amici, dove hai raggiunto il tuo ultimo bicchiere e decidi di fermarti, anche se qualcuno prosegue. E quindi la quasi inconsapevole entrata di Niki nel mondo del crimine gli impone di rimanere in quel mondo anche quando vorrebbe andarsene. E la parabola sarà ovviamente discendente, perché l'iniziale furto di alcuni oggetti da una cassaforte porterà col tempo a rapine sempre più problematiche invischiando Niki in un sistema che sembra non avere vie d'uscita.

E qui c'è un problema.

L'acclamatissimo Leo Woodall ha sempre la stessa faccia! Che è quella di un ragazzo un po' naif (e forse sembra un po' più naif di quello che il personaggio dovrebbe essere) che continua ad avere quella faccia anche quando l'abisso sembra inghiottirlo. Da un attore di cui si fa così tanto parlare, mi sarei aspettato qualche sforzo in più. Il peso specifico di Dustin Hoffman è nettamente superiore. Fuori scala! Grazie, è Dustin Hoffman, direte voi. Ma anche Tovah Feldshuh gli sta una spanna sopra, per non parlare di Jean Reno, che compare in quello che è poco più di un cameo. Ma forse sono io a non vedere Woodall con l'occhio giusto.

Se volte un film leggero con qualche brivido (pochi, eh!) e senza una trama che vi faccia scervellare (qui non c'è proprio niente da collegare) allora Tuner: L'Accordatore potrebbe anche fare per voi.

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