23 aprile 2026

L'illusione del nucleare e la rivoluzione delle rinnovabili

 

Mi è capitato di leggere questo libro, fra l'altro dato alle stampe appena un mese fa, nel marzo 2026, proprio in questo momento storico in cui la questione energetica è diventata di capitale importanza.

Pare che alla Casa Bianca avessero considerato che l'Iran, in caso di attacco, avrebbe potuto chiudere lo Stretto di Hormuz, ma che avessero valutato questa eventualità poco probabile. E questo fa molto pensare a come una nazione con un presidente fuori controllo possa mettere in ginocchio in pochi giorni l'intero pianeta.

Detto questo, sappiamo ormai da anni, anche se qualcuno con insistenza lo nega, che l'uso dei combustibili fossili è deleterio per l'ambiente e per il clima, ma sappiamo anche che la dipendenza dai combustibili fossili determina una schiavitù nei confronti di alcuni Stati e di alcune aree geografiche ben precise, così come dagli eventi geopolitici che in esse accadono.

Ma dato che lo sappiamo, e lo sappiamo bene, quale strategia abbiamo scelto per uscire dall'impasse? Se anche neghiamo i risvolti climatici e trovo folle che ancora qualcuno lo faccia, perché almeno non cerchiamo alternative per l'approvvigionamento energetico?

Nell'Italia fossile, energeticamente e culturalmente, si continua a invocare, come se fosse un mantra, il ritorno al nucleare, quando invece la soluzione è già ampiamente a portata di mano e gli esempi, attorno a noi, si sprecano.

Il testo di Silvestrini e Onufrio si distingue per un particolare mica da poco. Spesso quando si parla di questi argomenti si tende a fare una guerra di religione e, sì sa, le guerre di religione non portano a nulla. E invece Silvestrini e Onufrio hanno fatto una raccolta di numeri o, per meglio dire, di fonti.

In fin dei conti sarebbe abbastanza rispondere a una semplice domanda: come mai, se il nucleare è una fonte energetica inesauribile, abbondante, economica e sicura, non pullulano ovunque cantieri per la costruzione di centrali nucleari? Possibile che non ci sia la fila di imprenditori disposti a investire su una fonte energetica così conveniente? Forse perché non è proprio così?

Il saggio di Silvestrini e Onufrio è lungo 236 pagine. Di queste ben 30, il 12,7%, sono dedicate all'elenco delle fonti! Non c'è un'informazione in tutto il saggio che non sia associata a una fonte ben precisa e circostanziata. Poi sì, uno la può pensare come vuole, ma i numeri sono numeri.

E così, dati alla mano, Silvestrini e Onufrio ci spiegano dettagliatamente che gli impianti nucleari sono per lo più tutti vecchi o vecchissimi, che i pochi in costruzione hanno dei costi immani, che l'energia nucleare costa parecchio (no, non tirate fuori la Francia, lì le spese e i debiti sono stati collettivizzati), che essere dipendenti dai combustibili fossili o dall'uranio arricchito cambia poco, che per progettare e costruire un impianto nucleare servono decenni. E anche che i famigerati impianti SMR, gli impianti ridotti, che il nostro Governo vorrebbe installare a decine, ma non sa dove, hanno comunque una potenza superiore agli ultimi impianti nucleari spenti in Italia. E lasciate perdere la fusione nucleare. Propagandata da decenni e decenni come soluzione di tutti i mali, al momento di fatto non esiste.

Infatti il nucleare resta una produzione energetica complessivamente marginale.

I numeri sono numeri, per fortuna.

E questa è la prima metà del libro. La seconda metà è invece dedicata alle fonti rinnovabili, perché è giusto dire ciò che è sbagliato, ma bisogna anche trovare delle alternative. E anche in questo caso i numeri sono numeri. Silvestrini e Onufrio snocciolano in questa seconda parte un'altra interminabile serie di dati che dimostrano che non solo i combustibili fossili sono al capolinea e il nucleare, per quanto detto sopra, non può decollare, ma che, soprattutto, la soluzione ce l'abbiamo già ed è servita su un piatto d'argento. Le tecnologie rinnovabili, correlate all'uso di sole e vento, sono ampiamente mature per essere utilizzate su larga scala e, anzi, in molti Stati è già così. E con queste vanno di pari passo le tecnologie per gli accumuli e per l'elettrificazione, pompe di calore e mobilità elettrica. E sì, ci sono anche le risposte per chi chiede: "come fai a produrre elettricità quando non c'è il sole e non c'è il vento?"

Solo che alcuni Stati, fra cui il nostro, preferiscono guardare indietro anziché avanti.

A tratti i numeri e i dati sono talmente tanti che seguire Silvestrini e Onufrio diventa difficile e alcuni passaggi li ho dovuti leggere più volte. Ma forse è giusto così, dato che stiamo parlando di un testo scientifico.

Io ve lo consiglio.

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