mercoledì 2 novembre 2022

Dampyr

 

Non sono e non sono mai stato un fan praticamente di niente, con una sola eccezione: la serie a fumetti Dampyr! Leggo le gesta dei personaggi inventati da Boselli e Colombo dal numero 1 del lontano 2000 e non mi sono perso nemmeno un albo. Considero da sempre la serie Dampyr il miglior fumetto fra quelli che sto leggendo e fra quelli che ho letto in tutta la mia vita. Questo per chiarire lo stupore e la meraviglia che ha generato in me e in molti altri lettori la notizia, appresa qualche anno fa, dell'intenzione della Bonelli di realizzare un suo universo cinematografico, partendo proprio da Dampyr. Certo, insieme alle aspettative c'era anche il timore legato al fatto che la potenza di fuoco della Bonelli non poteva certo essere quella della Marvel o della DC.

E quindi?

E quindi il film è poi entrato in produzione, le riprese sono iniziate nell'ottobre 2019 in Romania e poi... è arrivato il Covid! Perché era tutto troppo bello per essere vero.

E così, dopo una crisi del cinema legata ai tanti lockdown e divieti vari e al progressivo sviluppo delle piattaforme di streaming, finalmente Dampyr è arrivato nelle sale, con un certo ritardo rispetto alle date inizialmente previste.

Ma la trama?

La storia messa in scena è quella dei primi due albi, Il figlio del diavolo e La stirpe della notte, che presentano i personaggi principali (almeno alcuni, dato che in oltre 20 anni di albi di personaggi ne sono sono stati creati parecchi) che per i lettori sono ormai leggendari, ma che servono per introdurre lo spettatore nel mondo di Dampyr.

Eccolo il mitico n. 1

Siamo nei Balcani, nel 1992, durante la sanguinosa guerra di quella che è poi diventata l'ex Jugoslavia. Un gruppo di soldati capitanati da Emil Kurjak (Stuart Martins) arriva al villaggio di Yorvolak e qui scopre che tutti gli abitanti sono stati orrendamente massacrati e privati del sangue. L'unico superstite è un vecchio che incolpa dell'evento il diavolo e dice ai militari che l'unica soluzione è chiamare il dampyr. Nella notte seguente, infatti, il gruppo verrà attaccato da alcuni invulnerabili vampiri, guidati da lontano dal maestro della notte Gorka (David Morrissey) che mieteranno molte vittime. Fra i non morti c'è anche la bella Tesla Dubcek (Frida Gustavsson).

Nel frattempo conosciamo anche Harlan Draka (Wade Briggs), il dampyr, che si dice essere il figlio di un vampiro e di un'umana, la cui nascita l'abbiamo vista nel prologo in cui abbiamo conosciuto anche il padre, il maestro della notte Draka (Luke Roberts). L'ignaro Harlan è un alcolizzato che vaga per le campagne dei Balcani, supportato dal giovane Yuri (Sebastian Croft) truffando i contadini, facendo credere a tutti di essere un dampyr e di poterli liberare dal male.

Dato che uno dei soldati di Kurjak, Lazar (Radu Andrei Micu), conosce Harlan, viene incaricato, insieme ad altri commilitoni, di recuperarlo, per capire cosa stia accadendo a Yorvolak e, possibilmente, uccidere i vampiri.

Giuro, questo è solo l'inizio e da qui inizia lo sviluppo di tutto il film, che ovviamente non svelo.


Scene fighe

Come scrivevo all'inizio, accanto all'aspettativa per questa pellicola non è mancato il timore. Perché il timore? Perché, senz'andare troppo lontano, sappiamo tutti che il cinema italiano non è proprio abituato a produrre pellicole correlate agli eroi/supereroi del mondo dei fumetti, così come sappiamo che per produrre questi lungometraggi servono ingenti risorse, risorse che sono nella disponibilità della Marvel (Disney), della DC o della Sony, ma che difficilmente potranno provenire, con tutto il rispetto, dalla Bonelli. Non a caso Il ragazzo invisivile del 2014 e Lo chiamavano Jeeg Robot del 2015 dimostrano entrambi questa colossale differenza di mezzi (8 milioni di euro il primo e addirittura 1,7 milioni il secondo). Al di là della riuscita (il primo è purtroppo veramente scarso, mentre il secondo si rivela un'opera geniale), la scarsità di mezzi si palesa in ogni sequenza, così come si palesa la difficoltà, soprattutto nel primo caso, prima di tutto a pensare un film di questo tipo. Anche se, va detto, in questi casi la storia è stata inventata da zero, dato che non si partiva da un fumetto esistente, mentre con Dampyr l'operazione assomiglia molto di più a quella messa in campo dalle produzioni americane. L'operazione è più in linea con quella di Diabolik del 2021 dei Manetti Bros, ma non conosco, se non di nome, né il fumetto, né il lungometraggio.

E il risultato?

Già si parte con la sigla della Bonelli Entertrainment, che riprendendo quella della Marvel, richiama con una sua originalità tutti i principali personaggi della casa editrice e fa tanto pensare alla serialità. Poi i fondi messi a disposizione sono molti di più dei due esempi citati, si parla in rete di 15 milioni di euro, mica pochi, anche se meno di un decimo di quelli di un qualsiasi film della Marvel e devo dire che ogni centesimo è stato usato alla perfezione. Il trucco è ottimo, gli scenari sono perfettamente credibili (salvo qualche sbavatura finale in cui le esigenze di atmosfera all'interno della biblioteca hanno portato forse alla realizzazione di alcuni ambienti un po' posticci) e gli effetti, non tantissimi, rendono esattamente come devono rendere. Il resto è una trama solida, seppur di presentazione dei personaggi e dell'ambientazione, una serie di scene d'azione mica male, poca suspance, ma quella non c'è nemmeno nel fumetto, che spesso si rivela più d'azione che d'orrore, non disdegnando altri generi vari. Un film che sa esaltare, commuovere e incusiorire come deve fare un prodotto di questo tipo. Certo, le scene avvincenti non sono tantissime, ma le cose da spiegare sono tante e Dampyr è comunque un fumetto lento, ma in nessuna di queste si coglie la "poverata" di mezzi che invece traspare dagli esempi citati prima. Un film, fra l'altro, che non disdegna il politicamente scorretto. I personaggi sono piuttosto scurrili, come è normale che siano soggetti di questo tipo e... fumano in continuazione. Giuro, Kurjak credo siano più le volte che maneggia una sigaretta di quelle che impugna un mitra! E il mitra ce l'ha praticamente sempre in mano.


Altre scene fighe

E veniamo ai personaggi e agli attori.

Dalla scelta degli attori, tutti di origine non italiana, traspare netto il tentativo di non guardare al mercato nazionale, ma di aprirsi al cinema e al mercato internazionale, scelta inevitabile, se si vuole tentare di sfondare. Forse, se vogliamo trovare dei difetti, cosa per me non facile, dato che, come scrivevo all'inizio, sono un fan della serie, la caratterizzazione dei personaggi è un po' debole e nei 120' della pellicola risultano un po' tagliati con l'accetta, ma quest'opera vorrebbe essere la prima di una serie, per cui anche per la caratterizzazione dovrebbe esserci tempo, se le cose vanno come devono andare. Che poi non stiamo qua a fare i fini. I personaggi della Marvel spesso hanno la profondità di un foglio di carta!

Il casting per Harlan è stato sicuramente il più difficile e si è scelto Wade Briggs. Com'è noto, il personaggio del fumetto ha l'aspetto di Lanny Nero interpretato da Ralph Fiennes nel film Strange Days del 1995. Oltre al problema dei costi legati all'ingaggio di un attore del genere, ai tempi Ralph Fiennes aveva 32 anni, quando fu girato. Nel 2019 ne aveva 57! Wade Briggs è certamente meno noto e sicuramente più economico (senza offesa!), ma col giusto trucco è stato in grado di dare degnamente il voto all'Harlan cinematografico. Forse difetta un po' per la mancanza di un certo carisma che sarebbe stato necessario per interpretare il protagonista di una trama come questa, ma ci accontentiamo.

Molto meglio va con Stuart Martin nei panni di Emil Kurjak. Al di là del fatto che l'attore è sicuramente più esperto, il massiccio e tosto Martin riesce a interpretare perfettamente il rude soldato che, personalmente, reputo uno dei migliori personaggi della serie a fumetti. E il suo personaggio è sicuramente quello che buca di più lo schermo fra tutti quelli del film, merito ovviamente anche dell'attore, perfettamente calato nella parte.

Quasi identica anche la Tesla interpretata da Frida Gustavsson. Sappiamo che il personaggio cartaceo ha l'aspetto di Annie Lennox, altro soggetto che non poteva certo essere ingaggiato. Ma l'attrice svedese è perfettamente riuscita a dare il corpo alla tormentata vampira non morta. Nonché alla sua ambiguità e qui Frida è stata magistrale.

Ancora scene fighe

La nota stonata, sempre per fare i pignoli, purtroppo deriva dai due maestri della notte, il Gorka di David Morrissey e il Draka di Luke Roberts, per due differenti motivi. Gorka è il principale villain della pellicola e, come spesso succede in opere come questa, uno dei fattori che determinato la riuscita o meno è proprio la resa del villain. Sulla potenza messa in scena dal cattivone nulla da dire, ma oltre a comparire troppo raramente, il poco ispirato David Morrissey, attore che non è certo privo di esperienza, sembra un po' troppo Severus Piton di Harry Potter. E il Draka di Luke Roberts? Draka è il personaggio più affascinante e interessante dell'intera serie a fumetti. Un personaggio, forte, determinato, misterioso, con una potenza e un carisma che trasudano in ogni singola vignetta in cui compare. Se l'aspetto reso da Luke Roberts tutto sommato non è nemmeno male, non si è riusciti a raggiungere il livello del fumetto. Ma anche in questo caso gli aspetti positivi superano di gran lunga quelli negativi.

Severus Piton. No, Gorka!

Ma Dampyr è un'opera per i nerd dell'omonima serie Bonelli?

Attenzione, perché la fedeltà può essere un vantaggio, dato che non si deludono i fan, ma anche un limite, dato che non si guarda all'esterno del ridotto mondo costituito proprio dai fan. Essendo un appassionato faccio fatica a stabilirlo. Devo dire che la trasposizione cinematografica è stata praticamente perfetta, con alcune scene che hanno ricostruito nel dettaglio le vignette dei primi due albi e la stessa trama è stata adattata senza variazioni significative, al netto di qualche dialogo che non è risultato proprio il massimo, eppure questa rigorosa fedeltà non ha compromesso il prodotto finale, perfettamente fruibile da parte di spettatori esterni che non si sono letti centinaia di albi del fumetto e quindi non sanno tutti i perché e i percome di ogni scena e personaggio.

Posto che sono un po' perplesso per la scarsa pubblicità che ha accompagnato l'uscita di questo film, almeno in Italia e i dati sulle presenze in sala non sono per ora entusiasmanti, credo che Dampyr sia un ottimo film, che mette in scena degnamente una storia che si conclude nell'arco delle due ore, ma che introduce innumerevoli sviluppi futuri e seriali.

Dampyr è un film di produzione italiana come non se ne vedevano da tempo o, forse, come non se n'erano mai visti!

Lo dico? Lo dico. Molto probabilmente Dampyr supera molte pellicole del Marvel Cinematic Universe. E anche se ai film della Marvel perdoniamo tutto, affascinati e irretiti dagli effetti speciali, a volte le trame sono proprio deboli. Cosa che, invece, non accade nel caso del film del regista esordiente Riccardo Chemello (altra scommessa vinta dalla Bonelli Entertrainment). E che pure se la cava egregiamente con gli effetti speciali quando servono, seppur con un'enorme disparità di mezzi.

Che dire... certamente lo consiglio!

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