Altro vantaggio dei romanzi totalmente autoconclusivi, a prescindere dal fatto che alcuni personaggi ritornino, è che la morte prematura dell'autore non ha lasciato la sua saga incompiuta. Non sappiamo realmente se Gemmell ne avrebbe scritto altri oppure no, ma in ogni caso non ha lasciato linee narrative aperte.
Quindi, come dicevo, ogni romanzo è autonclusivo e non è necessario aver letto i precedenti per capire cosa si sta leggendo. E L'impeto dei Drenai non fa eccezione. I protagonisti sono Druss e Sieben che abbiamo già conosciuto in altri romanzi, ma averli letti o meno non è rilevante. Protagonista è anche il barbaro Nadir Talismano, anche lui già noto ai lettori con un altro nome. E anche in questo caso sapere chi è Talismano aggiunge qualcosa in più (ma lo sappiamo solo a seguito del colpo di scena finale), ma il romanzo risulta leggibilissimo anche a chi non ha idea di chi sia quel personaggio. Il colpo di scena resta ugualmente riuscito anche senz'avere alcun dettaglio al riguardo.
A dire la verità in questo romanzo, che fa parte del ciclo di Druss e che chiude, per chi ha letto i precedenti, varie trame, i protagonisti tendono a essere tanti e forse quello più rilevante non è tanto Druss, quanto il suo amico poeta Sieben.
Un pochino di trama, non troppa, di questo romanzo il cui titolo originale sarebbe The legend of Deathwalker, titolo molto più sensato della traduzione italiana, dato che in questo romanzo scopriamo quando i Nadir hanno iniziato a chiamare Druss Morte che Cammina. Fra l'altro tradurre Deathwalker con Morte che Cammina non è neppure troppo corretto. In ogni caso c'è questa scelta di infilare la parola Drenai in quasi tutti i titoli dei romanzi, sei su undici, quando nelle edizioni originali in inglese non c'è mai! Oltretutto, a parte Druss e Sieben, nessuno degli altri protagonisti è un Drenai e tutta la trama, a parte il prologo e l'epilogo che poi servono solo come espediente per raccontare la storia, si svolge al di fuori dei territori Drenai.
Ma sto divagando.
L'instabile Druss è nel Gothir insieme all'amico poeta Sieben per partecipare ai Giochi dell'Amicizia, un noto torneo di pugilato il cui campione storico è il famoso Klay. I due arrivano in finale, ma prima di affrontarsi fanno amicizia e Klay si becca una freccia destinata a Druss che gli causa una gravissima ferita. Druss allora parte per i territori Nadir, alla ricerca delle pietre magiche denominate gli Occhi di Alchazzar, che si trovano nella tomba di Oshikai, il più grande eroe Nadir e che, si dice, siano in grado di guarire da qualsiasi tipo di afflizione.
Ma queste pietre sono cercate anche dagli stessi Nadir, varie tribù guidate dal giovane guerriero Talismano. E dalla tomba di Oshikai sono attirati anche i soldati dell'esercito del Gothir. Tutto sfocerà in un assedio in cui gli assediati, i Nadir, in minoranza numerica rispetto agli assalitori, combatteranno un epico scontro potendo contare sull'aiuto del possente Druss e della sua pericolosa ascia Snaga
Questa volta, a differenza di altri casi, i personaggi dono veramente tanto per lo stile narrativo di Gemmell. Anche se sono, come sempre, un po' tagliati con l'accetta, restano ben caratterizzati. Alcuni, almeno, perché per altri non resta proprio in tempo per farlo.
Altro elemento ricorrente di Gemmell è il rapporto fra i personaggi stessi. Molti uomini finiscono per sviluppare un'amicizia indissolubile. Scrivo uomini, perché spesso le donne non sono molte nei romanzi di Gemmell e non capita mai che facciano amicizia fra di loro. Invece i rapporti fra uomini e donne, che generalmente finiscono con un reciproco innamoramento, sono sempre troppo affrettati e scontati. Ma è così dal primo romanzo.
Ulteriore elemento ripetitivo è la grande battaglia in cui i nemici sono in numero sovverchiante rispetto ai protagonisti, che comunque si battono con onore e coraggio. Le descrizioni delle battaglie di Gemmell restano epiche e nello stesso tempo sporche (non troppo), ma per una volta sarebbe bello vedere qualcosa di diverso.
Continuando a fare le pulci, oggi va così, c'è anche la questione della magia. Va bene che i romanzi sono autoconclusivi e che si svolgono pure in epoche diverse o comunque in periodi diversi, ma inizio ad avere l'impressione che Gemmell abbia un po' cambiato idea sul tipo di magia che voleva mettere nella sua ambientazione fantasy. Cosa che ci può anche stare, dato che La Leggenda dei Drenai, il primo romanzo, è del 1984, mentre L'impeto dei Drenai è del 1996. In 12 anni uno può anche rivedere le sue idee. Solo che questo cambio di idea sa un po' di incoerenza di ambientazione e per uno come me, patito per queste cose, queste incoerenze stridono un po'.
Anche se non è scritto direttamente, dopo il prologo si capisce chiaramente che tutta la storia viene raccontata da Druss vecchio (che se abbiamo letto gli altri romanzi sappiamo anche dove, come e perché, ma se non li abbiamo letti, poco cambia). Eppure, dal momento che parte il racconto, il narratore diventa onnisciente e vengono raccontati anche episodi in cui Druss non c'è, non può conoscere e oltretutto viene utilizzato il punto di vista di altri perdonaggi. Cosa che secondo me è un errore narrativo. Forse è solo un mio pallino e questa considerazione l'ho fatta solo a romanzo concluso, ma sempre di errore si tratta.
Alla fine mi rendo conto di essere stato anche un po' troppo severo, perché al netto di tutto quello che ho scritto sopra, L'impeto dei Drenai è un romanzo che si legge bene. È puro Gemmell, anche se un po' troppo fiacco per via delle ripetizioni di molti temi dei romanzi precedenti, ma pur sempre esaltante, col suo caratteristico stile asciutto.
Anche L'impeto dei Drenai è quindi promosso. Speriamo solo che alcune avvisaglie di "stanca" non si ripropongano anche nei prossimi volumi, perché il rischio che questa saga finisca con un inevitabile calo fisiologico, così come hanno fatto molte altre saghe è molto grande.


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