mercoledì 11 gennaio 2017

Il caso Spotlight

Che ci fa la recensione del film Il caso Spotlight di Tom McCarthy in questo blog di recensioni cazzute? Io non sono un vero esperto, non so fare recensioni, per cui mi limito a scrivere le mie opinioni personali su… ciò che leggo, sento, vedo. Però non è che leggo, sento e vedo sono fantasy e fantascienza. Ecco allora un film serio. L’anomalia è data dal fatto che non so nemmeno in che categoria metterlo. Ho messo storico, anche se di storia recente si tratta.
Ma di cosa parla Spotlight (titolo originale)? Siamo nel 2001 e i protagonisti sono i giornalisti che fanno parte della squadra Spotlight del quotidiano Boston Globe. La squadra, coordinata da Walter Robinson è specializzata in inchieste ad ampio respiro. Con l’arrivo del nuovo direttore della testata, Marty Baron, un glaciale Liev Schreiber, la squadra viene incaricata di investigare sugli abusi sessuali su minori perpetrati da un prete della cattolicissima Boston.

L’indagine, non senza difficoltà, procede fra battute d’arresto e scoperte clamorose, finché una verità agghiacciante viene a galla: gli abusi sono stati perpetrati non da un prete, ma da una settantina di preti. Le vittime venivano per lo più scelte fra bambini in difficoltà, con problemi familiari o sociali, soggetti deboli che più difficilmente avrebbero potuto difendersi. Quando venivano scoperti, sistematicamente la Chiesa insabbiava tutto, risarcendo (si fa per dire) la famiglia della vittima e spostando il prete. Il tutto orchestrato dall’Arcivescovo Bernard Francis Law.
Dimenticavo un particolare… E’ tutto vero! Il Boston Globe vinse, per questa inchiesta, il Premio Pulitzer nel 2003.
Il film mette in luce uno degli aspetti più ripugnanti della Chiesa Cattolica, i casi di pedofilia. Non si tratta, come qualche ecclesiastico si ostina ad affermare, di alcuni casi isolati, ma di un fenomeno diffuso, grave, preoccupante e, soprattutto, conosciuto dalla stessa Chiesa Cattolica e volutamente sminuito e tenuto il più possibile nascosto. Ma parliamo prima di tutto del film.
La pellicola ha una durata di oltre due ore che, per un film del genere, potrebbero sembrare anche eccessive. E invece non è così. Col proseguire delle indagini si tende a empatizzare col lavoro meticoloso, certosino e instancabile dei giornalisti, che non si arrendono e scavano sempre più a fondo. Senza paura per ciò che potrebbero trovare e per le conseguenze di ciò che stanno facendo. Tutti gli attori principali offrono una buona prestazione con Mark Ruffalo/Hulk che ha l’occasione di mettersi in luce per una parte seria e intensa. Il suo giornalista Michael Rezendes è un uomo passionale ed emotivo, che si contrappone al più razionale Walter Robinson di Michael Keaton. Ma entrambi sono accumunati da una ferrea etica.
E così un film di 128 minuti che descrive un’inchiesta fatta da persone che leggono documenti, fanno riunioni e intervistano testimoni su avvenimanenti avvenuti anche decenni prima regge dal primo all’ultimo minuto. E se lo dico io, che di solito dai film cerco mostri, astronavi e alieni, ci si può fidare.
Io, come la maggior parte degli italiani, ho inevitabilmente una cultura cattolica (anche se da casa mia è passato anche l’Illuminismo!), ma col passare degli anni ho maturato un profondo odio per il cattolicesimo e anche per tutte le altre confessioni religiose. Quindi un film come questo sicuramente m’informa ulteriormente, mi disgusta, ma non cambia di una virgola la mia opinione, già pessima per la Chiesa. Forse dovrebbe essere visto da molte persone che, invece, inneggiano il Papa di turno.
Ma c’è un altro aspetto che ho trovato grandioso nel caso Spotlight.
Il giornalismo.
Questo è un film sul mestiere del giornalismo.
Il Boston Globe paga dei giornalisti per fare delle inchieste che possono durare anche mesi. L’inchiesta descritta nel film dura circa un anno. Il direttore del quotidiano si espone e riceve delle pressioni dalla Chiesa e viene anche avvertito del fatto che, avendo lettori cattolici, l’inchiesta potrebbe non essere gradita, ma non fa una piega e prosegue per la sua strada. Perché è l’etica che deve guidare i giornalisti non altro. E cosa significa fare il giornalista? Significa andare a rileggere vecchi articoli per raccogliere informazioni e fare collegamenti, entrare in tribunale e consultare atti archiviati, sfogliare e analizzare per ore e ore dei documenti, muovere il culo e andare a intervistare i testimoni. Anche quando non è facile trovarli o non vogliono farsi intervistare.
Più volte, durante la visione del film, mi sono chiesto cosa sarebbe accaduto se l’inchiesta fosse stata in Italia. Cosa avrebbe fatto un quotidiano italiano dopo aver pestato i piedi alla Chiesa. Se esiste in Italia un quotidiano disposto a pagare quattro giornalisti per lavorare un anno su un’inchiesta. Le risposte che mi sono dato non mi sono piaciute. Ma basta aprire un qualsiasi quotidiano, cartaceo o online, per capire cosa sia diventato oggi il giornalismo in Italia. Ricordo che un giornalista dell’ormai scomparso settimanale alternativo Carta, Marco Trotta, disse, più di dieci anni fa, che in Italia tutti i giornali scrivono praticamente la stessa cosa. Cambia solo il colore con cui la dipingono. Oggi è ancora così, forse peggio.
Io credo che Il caso Spotlight sia un film da far vedere nelle scuole (diciamo alle superiori). Per quello che dice sulla Chiesa. Ma anche e soprattutto per come ci descrive il giornalismo. Come dovrebbe essere.
Una nota in chiusura.
Bernard Francis Law è stato Arcivescovo di Boston dal 1984 al 2002, quando si dovette dimettere proprio a causa dell’inchiesta pubblicata dal Boston Globe. Cos’ha fatto il Vaticano? L’ha scorticato vivo? L’ha chiuso nelle sue prigioni e ha gettato via la chiave? L’ha denunciato? No. Lo ha nominato Arciprete della Papale Basilica Liberiana di Santa Maria Maggiore di Roma nel 2004. Le basiliche papali sono quelle di più alto rango nella Chiesa. Quattro, denominate maggiori, sono a Roma. Le due minori sono ad Assisi. Insomma, una sorta di promozione. Nel 2011 è stato sostituito, forse a causa di sopragiunti limiti di età, ma è rimasto Arciprete emerito della basilica papale.
Genitori, tenete lontani i vostri figli dalla Chiesa.

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