lunedì 9 settembre 2019

Revolt

Quando si scrive una storia in genere si ha in testa dove si vuole andare a parare o, almeno, che tipo di storia scrivere. Salvo qualche piacevole sorpresa, in di solito è così. Ecco, se devo essere sincero la principale impressione che mi ha dato la pellicola di Joe Miale del 2017 è proprio quella di non avere un'idea certa in merito a quale dovesse essere l'obiettivo.
Non voglio stroncare completamente il primo lungometraggio diretto da Miale, dato che Revolt è una piccola produzione, nonché una pellicola completamente sconosciuta, ma temo che il problema principale del film sia proprio questo (parliamo di un film che con un budget di 4 milioni di dollari, con una distribuzione praticamente inesistente pare abbia incassato poco più di 15 mila dollari al cinema e poco meno di 45 mila dollari nel successivo mercato home video!!! Ma non è facile trovare dati certi e completi).
Un po' di trama, senza spoiler.
Bo è un militare statunitense di stanza in Africa che si trova a combattere l'invasione aliena.
Miale mette in scena un prologo della pellicola nel quale dimostra tutto sommato di saperci fare. Non vediamo e non capiamo del tutto cosa stia accadendo, se non che è in corso un attacco in un villaggio è c'è parecchia confusione. Poi durante un'esplosione Bo (Lee Pace) perde i sensi, risvegliandosi ferito in una cella di una centrale di polizia che sembra aver visto tempi migliori, avendo perso completamente la memoria. E così, dato che la trama viene narrata dagli occhi dello stesso Bo, il protagonista si trova nella stessa situazione dello spettatore. E' in corso un'invasione aliena (anzi, Bo quando si risveglia non sa nemmeno quello!), ma non sappiamo nulla di quello che è accaduto e che sta accadendo.
Nella cella accanto si trova Nadia (Bérénice Marlohe), un medico francese e cooperante internazionale che ha il compito di spiegare al soldato e allo spettatore com'è la situazione.
Da qui inizia la pellicola che presto si trasforma in un anomalo road movie ambientato in un Kenya stravolto dall'invasione aliena, ma non poi così diverso da uno qualsiasi degli stati africani dove si combattono innumerevoli guerre ancora oggi, all'interno del quale Bo e Nadia cercano fra mille difficoltà di raggiungere una misteriosa base americana situata nei pressi di Nairobi, riconoscibile per la presenza di una gigantesca parabola e un simbolo che Bo ha tatuato su un braccio. Senza particolari elementi che lo possano provare, il soldato ritiene che la base sia ancora attiva e possa rappresentare un luogo sicuro.
Revolt ricorda non poco lo stile di Neill Blomkamp, quello di District 9, Elysium e Humandroid e non a caso questa pellicola è una produzione sudafricana. Ma ricorda ancora di più quell'esperimento che fu Monsters e il suo meno riuscito seguito Monsters: Dark Continent ed è proprio a queste due pellicole che Miale sembra ispirarsi.
Fin qui va tutto bene.
Revolt non è certo un capolavoro, ma come filmetto leggero per trascorrere una serata senza impegno va più che bene. Oltretutto è anche relativamente corto, 83 minuti. Miale deve aver capito che non è obbligatorio fare pellicole da 2 ore, se non hai abbastanza da dire, malgrado oggi sembra sia diventato un crimine andare sotto i 120 minuti.
Il problema è che oltre a questo e, anche qui va reso onore, a degli scenari tutto sommato riusciti, c'è poco altro.

Attenzione, da qui in poi ci sono degli spoiler qua e là.

La trama, infatti, contiene un po' troppi buchi.
Va bene, c'è il colpo di scena finale che tutto sommato è anche buono e che ovviamente non rivelo (sarebbe lo spoiler più grosso!), ma alla fine che legame ha il tatuaggio sul braccio di Bo col simbolo sulla base? Che significato ha la freccia incisa sulla pelle del braccio a indicare il tatuaggio? Perché la strada intrapresa da Bo e Nadia è cosparsa di scritte che incitano alla resistenza? Va bene dentro Nairobi, per quello che vediamo alla fine del film, ma tutto il resto? Sembra quasi che tutto sia stato messo in un certo modo per incrementare un una trama che invece non c'è.
E poi sì, il colpo di scena c'è, peccato che si risolva in poca cosa, molto meno di quanto avrebbe potuto e che tutto sommato non venga sviluppato più di tanto.
Ma non solo...
Tutto l'episodio del fotografo, oltre a farci conoscere un aspetto di Nadia, sembra inserito nella pellicola unicamente per far avere ai protagonisti gli elementi per trovare la base americana.
E anche la scelta dei protagonisti stride non poco.
Lee Pace probabilmente è bravo, non lo metto in dubbio. Solo che mi pare gli manchi nettamente il physique du role necessario per una parte come questa. Sono certo che con un attore più carismatico il film ci avrebbe guadagnato parecchio.
Ancora più perplesso mi ha lasciato Bérénice Marlohe. Che sia una bella ragazza non c'è dubbio (anzi una bella donna, dato che ha una quarantina d'anni. Qua sembra che si sia ragazzi a vita), ma sulla sua recitazione qualche dubbio ce l'ho. Molto spesso mi è parso di vederla con un'espressione fuori luogo. Dovrebbe essere spaventata e invece ha il viso aggressivo e determinato, dovrebbe essere preoccupata e invece ghigna. A questo si aggiunge un doppiaggio che ho il sospetto non sia stato il massimo e siamo a posto. Che poi a conti fatti il personaggio di Nadia si rivela praticamente ininfluente ai fini della trama. Pur essendo presente per oltre mezza pellicola, tutto ciò che ha fatto lo si sarebbe potuto ottenere con altri espedienti. E poi dai, metti il soldato prestante e la bella dottoressa, va a finire che si innamorano. Ma anche la scelta banale di trama non porta particolari risvolti, soprattutto dopo che va a finire... come va a finire. Dai, non scriviamo troppo.
Insomma, un'opera prima tutto sommato dignitosa, probabilmente senza pretese, ma che soprattutto ha il difetto di non avere un'anima vera e propria.

Comunque eccolo...


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