12 dicembre 2024

Siccità

  

Non è trascorso molto tempo da quando ho recensito su questo blog il saggio Siccità di Giulio Boccaletti e non sapevo che con lo stesso titolo fosse uscita in sala una pellicola di Paolo Virzì. E che pellicola, dato che alcuni lo definiscono il suo miglior film!

Da dove partiamo?

Intanto Siccità è un film distopico, nel quale vediamo una Roma assediata da una situazione climatica prossima al collasso: fa un caldo insostenibile, non piove da più di un anno al punto che tutto ormai è secco e anche il Tevere si è da tempo prosciugato e l'acqua è diventato un bene ormai assente. In più la città è invasa dalle blatte, sempre a causa della siccità. Non ultimo, sembra diffondersi fra la popolazione un misterioso virus che porta la gente alla morte. Che sì, è un futuro distopico ma neanche tanto, dato che gli ultimi due anni italiani, climatologicamente parlando, lasciano presagire che una situazione del genere non sia poi così lontana. E infatti Siccità non si svolge in un futuro remoto. Anzi, sembra di essere proprio ai giorni nostri.

E poi Siccità è un film corale. Che cos'è un film corale? Ma vi devo spiegare proprio tutto? Dai, c'è sempre il dizionario. E in questo caso i personaggi sono veramente tanti. Si va da Sara (Claudia Pandolfi), un medico rinomato, apparentemente fredda e perfetta, ma tutt'altro che priva di problemi ad Antonio (Silvio Orlando), un detenuto che ha l'occasione di trovarsi fuori di prigione. Da Loris (Valerio Mastandrea), un tassista che soffre di allucinazioni al prof. Del Vecchio (Diego Ribon), un idrologo chiamato a parlare della siccità, poi diventato suo malgrado una star. E poi ancora Mila (Elena Lietti), un ex libraia, ora cassiera di un supermercato che sembra avere una relazione extraconiugale, suo marito Alfredo (Tommaso Ragno), un attore rimasto senza lavoro, in cerca di visibilità sui social, il figlio Sebastiano (Emanuele Maria di Stefano) che si è unito a un discutibile gruppo di rivoltosi. Luca (Vinicio Marchioni), il nuovo compagno di Sara, il quale pare avere anche lui una relazione segreta, Valentina (Monica Bellucci), attrice e vecchia fiamma del prof. Del Vecchio, Alberto (Max Tortora), piccolo imprenditore che ha perso tutto e che sta cercando di avere giustizia, prima tramite l'aiuto dell'avvocato Luca, poi tentando di apparire in una trasmissione TV. Raffaella Zarate (Emanuela Fanelli), la figlia idealista di una famiglia di impenditori che sguazza nell'oro e nell'acqua, letteralmente, Giulia (Sara Serraiocco), infermiera incinta che lavora nell'ospedale di Sara ed è compagna di Valerio (Gabriel Montesi) che viene assunto come guardia del corpo di Raffaella. Martina (Emma Fasano) figlia di Sara e Loris, una giovane innamorata di un rifugiato politico, Sambene (Malich Cissé) che finisce nello show business solo per aver raccontato le esperienze della siccità nella sua terra d'origine, il Mali. E qui mi fermo, perché rischio di diventare noioso, se non lo sono già, ma di personaggi ce ne sono degli altri, via via minori. Sperando di non fare un torto a nessuno, ma credo che un attore scelto da Virzì non se ne avrà a male se non viene citato sul mio blog.

Comunque oltre all'inquietante ambientazione di Roma sovrastata e dominata dalla siccità, che a tratti sembra passare quasi in secondo piano, dato che, siccità o meno, ognuno ha i propri problemi da affrontare, i tantissimi personaggi sembrano essere tutti collegati fra loro, formando un intreccio sempre più articolato che si viene a chiarire mano a mano che la pellicola progredisce e alcuni di questi legami saranno chiari solo alla fine.

C'è però un secondo legame, più sottile che invece collega tutti i personaggi o, almeno, il mondo all'interno del quale vivono e che è a suo modo collegato alla siccità climatica che ha colpito Roma: l'aridità umana. Tutti i personaggi infatti, sono egoisti e cinici o comunque con l'egoismo e i cinismo dovranno fare i conti. Le vicende dei personaggi lasciano per lo più lo spettatore con un senso di amarezza profondo. Il parallelo siccità climatica e aridità umana sembra quasi fin troppo banale, ma invece Virzì, insieme a Francesca Archibugi, Paolo Giordano e Francesco Piccolo, che hanno scritto con lui la sceneggiatura, riescono a uscire dalla banalità e creare storie che dalla banalità si elevano. Tutti i personaggi sono drammatici, anche se qualche volta le vicende si alleggeriscono un po' con qualche espediente più da commedia. Non tutti i personaggi sono negativi o deteriori, ma anche quelli che non lo sono si trovano invischiati in questo sistema prossimo al collasso. La pellicola è girata con dei filtri che fanno vedere tutto attraverso una luce gialla/arancione, un po' come i film che si svolgono in Messico e anche i personaggi non negativi devono comunque muoversi in questo clima umano.

La sceneggiatura, pur descrivendo un futuro tutt'altro che remoto, attinge pesantemente dalla quotidianità. Che dire del prof. Del Vecchio, esperto di idrologia, che dopo le prime apparizioni televisive diventa suo malgrado una superstar, richiamando il destino di tanti virologi che hanno riempito i nostri media nel 2020/2021. Quando entra in contatto con la politica viene subito arruolato. Ma l'immagine resta la cosa più importante: "apritegli degli account social" dice subito la politica di turno.

Se devo essere sincero durante la visione della pellicola a un certo punto mi sono chiesto se una trama ci fosse oppure no. Vedendo così tante storie e così tanti personaggi e quindi tanti pezzettini di trama che sembrano non evolvere viene effettivamente da chiedersi dove sia la trama dell'intera pellicola. E in effetti una non c'è, ce ne sono tante, tutte intrecciate abilmente fra loro e tutte riunite da quei due fili conduttori, la siccità ciclimatica e l'aridità umana.

Siccità è in parte un film manifesto di un regista, Paolo Virzì, che ormai ha raggiunto la piena maturità artistica.

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