26 agosto 2026

The last house

C'erano una volta quelli che di chiamavano film per la TV ed erano in genere delle pellicole di serie B che non sarebbero mai arrivate al cinema. Con l'avvento delle piattaforme di streaming i film per la TV hanno avuto nuova li fa, ma inevitabilmente, se non di serie B, sono spesso comunque classificati in un livello inferiore rispetto a quelli che si misurano con le sale cinematografiche. 

Comunque The last house (non mi è chiaro perché il titolo non sia stato tradotto in italiano) ricade in questa categoria ed è stato prodotto e distribuito da Netflix. 

Siamo... non lo so dove siamo, ma poco importa. Protagonista è la famiglia Delgado, composta da Jason (Wagner Moura, già visto qui), ingegnere disoccupato, dalla moglie Ann (Greta Lee) e dai figli Graham (Noah Alexander Sosnowski, poi Gabriel Barbosa) e Ruth (Riley Chung, poi Emma Ho e infine Arden Cho).

Un giorno nella cittadina in riva al mare in cui vive la famiglia Delgado arriva un brutto temporale al termine del quale, la mattina dopo, tutte le porte e le finestre della casa non si aprono più. Avete capito bene, l'acqua piovuta impedisce di uscire dalla casa. Jason, che è una persona razionale, fa quello che farebbe ogni persona razionale: cerca di spaccare dei vetri. Ma è tutto inutile, l'acqua ha creato una barriera impenetrabile.

E così la famiglia Delgado rimane chiusa in casa, evocando un po' quelle che per noi sono state le atmosfere generate dal lockdown del Covid. Comunicando tramite dei cartelli alla finestra i quattro scoprono che anche i vicini, che conoscono pochissimo, sono nelle stesse condizioni. Anzi, facendo il gioco del telefono e comunicando coi cartelli di casa in casa scoprono che almeno tutto l'isolato è nelle stesse condizioni.

Quanto vuoi che duri? Al massimo qualche giorno, che è quello che pensavamo anche noi col Covid e invece i giorni diventano settimane, poi mesi e anche di più.

E non basta. Sembra che in all'esterno si aggirino anche delle creature che sembrano uscite da un racconto di Lovecraft,anche se da dove vengono lo capiamo già dalla citazione iniziale di Arthur C. Clarke. Anzi, con un certa frequenza continuano ad arrivare dei violenti temporali ed è proprio quando ci arrivano che saltano fuori le creature.

Senza continuare oltre, che poi spoilero e questo è un film che è stato distribuito da pochi giorni, alla fine a che livello siamo?

Dunque, lasciamo un attimo da parte l'espediente, perché l'acqua che chiude sigilla le case fa venire qualche perplessità, per il resto l'atmosfera è anche buona e la pellicola non parte male. Anzi, devo dire che, con tutti i limiti, l'inizio è anche piuttosto promettente, sempre con le dovute premesse.

Poi succede che il film si concentra un po' troppo a farci capire esattamente cosa fa la famiglia Delgado e a cosa s'inventano Jason e Ann per riuscire a sopravvivere così tanto tempo in un contesto in cui la sopravvivenza sarebbe tecnicamente impossibile. Un po' come se Matthew Robinson, sceneggiatore, e Louis Leterrier, regista, avessero voluto dare un tocco di realismo. Peccato che si perda troppo di vista quello che invece avrebbe dovuto essere il nocciolo del film ossia il "perché". Lasciamo stare i poteri, che fortunatamente non sono stati spiegati, ma perché quelle creature hanno fatto quello che hanno fatto? Perché tenere degli umani rinchiusi per così tanto tempo nelle loro abitazioni per farli morire di fame, quando in realtà avrebbero potuto entrare quando volevano e farli fuori subito? Era una prova? Il modo in cui uccidono la vicina di casa runner mi sembra un po' troppo crudele per essere una prova per valutare l'umanità. Fra l'altro la storia nella storia della vicina runner, unico essere umano della zona che rimane fuori di casa, si risolve nel nulla (e viene pure da chiedere come sia sopravvissuta fino a quel momento). Come anche il fatto che Jason non sappia praticamente nulla dei suoi vicini e fraternizzi solo quando tutti sono bloccati in casa. Spunto interessante, peccato che per come è scritta la storia non sia stato assolutamente utilizzabile, dato che ogni interazione era impossibile, eccetto scriversi dalle finestre.

Insomma, alcune idee buone ci sono o comunque alcuni spunti validi ma o vengono sviluppate male oppure, ancora peggio, è la natura stessa della trama a non permettere di svilupparle.

The last house è un film che non è stato fatto neanche male, ma tende a fare acqua da un po' troppe parti. Sì, voleva essere una battuta (se lo avete visto), ma purtroppo è la realtà. 

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