Quando guardi un film di uno bravo hai delle aspettative, è inevitabile. E Gareth Edwards è uno bravo, non c'è che dire.
Gareth Edwards è quello che con quattro soldi ha messo in piedi Monsters. Se non l'avete mai visto dovete recuperarlo il prima possibile. Ma è anche quello che ha diretto Rogue One, che, qui lo dico e non lo nego, è anche la pellicola della saga di Guerre Stellari che mi è piaciuta di più, compresi anche i vecchi film. So di aver detto una cosa forte, non voletemi male.
Insomma, non è proprio un dilettante. E in questo caso, come per Monsters, è anche autore del soggetto e della sceneggiatura, coadiuvato da Chris Weitz, con cui aveva già collaborato per Rogue One. E per le musiche ha ingaggiato, dato che è anche produttore, nientemeno che Hans Zimmer.
Fantascienza, guerra fra umani e robot. Siamo a cavallo.
Un po' di trama, poi andiamo ai commenti.
Nel 2055 un'IA creata dagli Stati Uniti ha sganciato una bomba atomica su Los Angeles. Attenzione, il film è del 2023, ma questa premessa oggi suona quanto mai inquietante, dopo tutti gli allarmi in merito allo sviluppo delle IA lanciati proprio da chi la sta creando. Ma torniamo a The Creator. La coalizione dell'Occidente, che sembra composta solo dagli Stati Uniti, ha quindi dichiarato guerra alle IA. IA che insieme a robot, androidi e tutta quella roba lì si sono rifugiate nella Nuova Asia, che è più o meno tutta l'attuale Asia, meno la Russia, non citata da Edward. Sarà stata logorata dalla guerra in Ucraina fino a scomparire.
Questo ha portato allo scoppio di una guerra che l'Occidente sta vincendo, grazie a una super arma, NOMAD, che sta per North American Orbital Mobile Aerospace Defense, una specie di stazione spaziale, che in realtà si muove dentro l'atmosfera ed è visibilissima da terra, in grado di lanciare attacchi puntuali e terrificanti.
Di solito quando gli USA dichiarano guerra a qualcuno per esportare la democrazia trovano del petrolio, ma non in questo caso in cui la guerra alle IA è proprio una questione esistenziale per l'essere umano.
Comunque il capo delle IA, che è una IA più I delle altre (o forse no?) sta creando una contro super arma, in grado di fermare NOMAD. Considerando quello cui stiamo assistendo oggi viene da chiedersi come sia possibile che non siano le IA a vincere, ma è evidente che gli obiettivi di Edwards siano ben altri.
Circa 10 anni dopo il disastro di Los Angeles seguiamo le vicende di Joshua Taylor, un soldato americano che si è infiltrato in Nuova Asia con l'obiettivo di trovare Nirmata, la super IA che sta progettando la contro super arma. Nirmata ovviamente dovrà essere uccisa. Solo che il nostro Joshua si è infiltrato un po' troppo.
E poi l'arma la trova e trova anche Nirmata e poi succedono cose che non vi dico, altrimenti finisce che vi racconto tutto.
Il problema principale è che per quanto il film cerchi di veicolare un messaggio pacifista, che a un certo punto diventa fin troppo scontato e banale, la trama non riesca minimamente a decollare. Senza soffermarsi troppo sul fatto che già da quel poco che vi ho rivelato il film sembra una raccolta di idee più o meno vecchie, mischiate fra loro e riciclate. Questa cosa ci potrebbe anche stare, dato che al giorno d'oggi perseguire l'originalità è diventato abbastanza improbabile. Solo che la trama bisogna comunque scriverla bene. Va bene che sia un po' scontata, ma almeno che sia solida.
Le scenografie sono generalmente venute molto bene e si vede chiaramente che Edwards ci sa fare. Il problema è proprio la trama. Troppo debole, scontata, banale e spesso telefonata. E quindi, mi dispiace, ma Gareth questa volta ha toppato. Il film procede noioso, ravvivato solo da degli effetti sicuramente ben riusciti, ma senza sussulti di alcun tipo. Anche perché ormai gli effetti non bastano più. Sono passati quegli anni in cui anche un film vuoto, ma con dei buoni effetti speciali si poteva dire riuscito. Ormai abbiamo visto di tutto e di più e non bastano dei buoni effetti per impressionarci. Ci vuole appunto qualcosa di più, che qui non c'è.
Sinceramente ho visto il finale come una liberazione.
Poi c'è stata qualche scelta infelice. Ad esempio quella di cedere la gestione dell'intera pellicola nelle mani di un attore che non ha le caratteristiche per farlo. John David Washington ha mantenuto la stessa identica espressione per tutto il film. E non ha mai espresso il carisma che sarebbe stato necessario per un personaggio come il suo. Se sei poco espressivo e pure poco carismatico, non puoi fare il protagonista. Mi dispiace. Ci sono attori che bucano lo schermo, anche se non fanno nulla, ma non è il caso di Washington. E pure Maya (Gemma Chan), bella è bella, ma la sua interpretazione (e pure il suo personaggio in sé) non trasmette nulla. La bambina è forse quella riuscita meglio, anche se nel suo caso la banalità tocca vette piuttosto alte, ma il problema è che anche lei non sfonda.
The Creator, film fiacco come il suo titolo, non è un'occasione sprecata, come si dice a volte. È un'occasione mancata.


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