venerdì 17 febbraio 2023

Rumore bianco

 

Rumore bianco è un romanzo di Don DeLillo del 1985 da cui il registra Noah Baumbach ha tratto l'omonimo film, con Adam Driver e Greta Gerwig.

Un po' di trama, della quale non scriverò più di tanto, perché è talmente sconclusionata che non saprei di cosa scrivere e cosa no per non fare spoiler.

Siamo negli Stati Uniti, nel 1984, e Jack Gladney (Adam Driver) è un professore universitario, nonché il più grande esperto del mondo di Hitlerologia, una materia che studia nei dettagli la storia di Hitler. Jack è sposato con Babette (Greta Gerwig) ed entrambi hanno alle spalle parecchi matrimoni e vari figli, che vivono tutti con la nuova allargata famiglia, della quale fanno parte anche i figli che i due hanno avuto insieme.

Mentre Baumbach ci descrive in modo satirico sia l'ambiente universitario di cui fa parte Jack, sia, sempre in modo satirico, la sua complessa e strampalata famiglia, scopriamo due cose. Nel mondo universitario un collega di Jack vorrebbe creare il campo di studio dell'Elvissologia, dedicata ad Elvis Presley, mentre in famiglia Babette assume uno strano farmaco, il Dylar, che risulta però inesistente. E questa è la prima parte del film.

Nel frattempo, però, nei pressi della cittadina si verifica un incidente ferroviario che genera una nube tossica che costringe le autorità ad evacuare tutti gli abitanti. E qui parte un certo tipo di film che potremmo definire catastrofico. E questa è la seconda parte del film che, se vogliamo, con la prima c'entra poco, se non che l'arrivo della nube tossica viene descritto durante tutta la prima parte.

Solo che...

Solo che questa seconda parte, piuttosto surreale, così come la prima, a un certo punto finisce così com'era iniziata e tutti tornano a casa e inizia praticamente un nuovo film, interamente dedicato alla trama del Dylar, se vogliamo ancora più surreale, e a tratti proprio onirico, delle primi precedenti.

Non ci avete capito niente?

Tranquilli, ci capirete poco anche guardando la pellicola!

Certo il simbolismo, almeno una parte, è evidente e anche chiaro (le scene del supermercato, compreso il finale, sono ad esempio piuttosto eloquenti), così come tutto il filo conduttore della paura della morte, che poi trova il suo sviluppo principalmente nella terza parte. Ma il problema è tutta la narrazione che resta claudicante, con questa insolita impostazione della sceneggiatura che di fatto si esplica quasi in due film distinti che, a un certo punto finisce per disorientare. Perché se la prima parte serve a presentare il contesto e i personaggi e la seconda parte è quella della catastrofe, la terza è proprio un'altra storia! Proprio quando il film catastrofico sembrava aver trovato la sua anima, seppur all'interno di questa sceneggiatura surreale, ecco cambiare tutto, con la fuga dal cataclisma che finisce in un anticlimax, dal quale poi parte la trama della terza parte. Terza parte che, se erano state surreali la prima e la seconda, riesce a spingersi ancora oltre. A tutto questo si aggiunge un problema di ritmo. Il film, infatti, ha in effetti un suo carattere, seppur nella sua folli. Anzi, propro nella sua follia sta la sua anima, ma sembra non decollare mai definitivamente e in attesa del decollo, ci si trova ai titoli di coda.

E' un po' come se nel film di Baumbach ci fosse troppa carne al fuoco, così come i generi, che a un certo punto diventano un po' troppi e non sempre ben amalgamati fra di loro. Baumbach perde di vista quello che dovrebbe essere uno degli obiettivi di un regista ossia raccontare una storia e si perde nel voler inserire nella sua opera i vari che di cui vorrebbe parlare, senza riuscire ad arrivare a un costrutto finale sufficientemente solido.

Non ho letto il romanzo di DeLillo, dove pare che la terza parte sia diversa da come Baumbach l'ha poi sceneggiata nella pellicola. Uguali sono i temi, ma diverso è il delirio e forse Baumbach avrebbe potuto rimanere più fedele all'originale, dato che è proprio l'ultima parte a perdersi completamente.

Peccato, perché le premesse erano veramente piuttosto interessanti.

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